Corsa a 2.500 poltrone tra consiglieri, assessori e presidenti

«La Provincia ha un presidente, eletto a suffragio universale dai cittadini dei Comuni che compongono il territorio provinciale, coadiuvato da una giunta da esso nominata». A «coadiuvare» il presidente c’è poi il «Consiglio, avente poteri di indirizzo e controllo, eletto a suffragio universale».

Queste righe sono tratte dall’ultima bozza delleLinee guida per la riforma degli enti locali a cui hanno lavorato Lega e M5s. E tradotte in legge riaccenderebbero la corsa a circa 2.500 posti fra consiglieri, assessori e presidenti. E non basta; la proposta, oltre a rianimare le elezioni provinciali abolite nel 2014, fa di più. Il consiglio provinciale non cancellerebbe l’assemblea dei sindaci, cioè l’organo di secondo livello, votato cioè dagli amministratori locali del territorio e non dai cittadini. Inoltre, le Province tornerebbero a vivere anche nei territori delle Città metropolitane, affiancate dagli organi di queste Città con evidenti rischi di incasinamento burocratico.

Così ha scritto, ieri, il Sole24ore!!! Ed è scoppiato il parapiglia tra 5S e Lega. Infatti, Di Maio, preso alla sprovvista ha dichiarato: “Per me le Province si tagliano. Punto. Ogni poltronificio per noi deve essere abolito. Efficienza e snellimento, questi devono essere i fari“. Poche ore e fonti della Lega rivelano a Huffpost: “Le linee guide sono state condivise, se è cambiato qualcosa lo dicano i grillini“. A stretto giro una fonte M5s replica: “Mai cambiata la nostra linea sulle province e sul taglio agli sprechi. La Lega inventa, evidentemente, per nascondere la sua volontà di mantenere un poltronificio senza senso. Il dossier sulle province è in mano al Carroccio. Noi vogliamo tagliarle, loro no e devono spiegare anche questo“. La Lega non tarda a replicare. “I 5S non possono cambiare idea ogni giorno su tutto. Oggi tocca alle Province. Un viceministro 5S lavora per rafforzarle, un altro ministro 5 stelle lavora per chiuderle. L’Italia – concludono fonti della Lega – ha bisogno di un sì e di serietà, non di confusione“.

Resta difficile comprendere il comportamento dei signori del cambiamento che, di notte, redigono bozze su carta intestata della Presidenza del Consiglio pronte da tradurre in leggi delega e, il giorno dopo, si accapigliano tra chi dice una cosa e chi un’altra, tra chi paventa la reazione popolare per la moltiplicazione delle poltrone come i pani e i pesci di cristiana memoria, e chi, invece, ne vuole l’attuazione per moltiplicare il potere specialmente nelle zone del nord care proprio alla lega.

Sta di fatto che la bozza, pronta per essere tradotta in legge delega, esiste ed è stata prodotta al tavolo tecnico-politico in conferenza Stato-Città, guidato, per la Lega, dal sottosegretario al Viminale Stefano Candiani e, per i Cinque Stelle, dalla viceministra all’Economia Laura Castelli.

Vogliono aumentare le poltrone e fanno finta di litigare.