Salta la favoletta di Travaglio che addossa a Renzi la responsabilità della creazione di questo governo

A furia di raccontarla, diventava quasi credibile che fosse Renzi la causa del mancato Governo tra 5S e PD. Certo, fu Renzi che, con una intervista in TV, disse chiaro e tondo che con i 5S non era possibile apparecchiare un governo ma il suo era una semplice presa d’atto dell’impossibilità del progetto. Oggi avvengono fatti che dimostrano l’assunto.

L’altro giorno, Delrio, uno dei massimi esponenti del PD, ha fatto una apertura di credito verso Di Maio e i 5S, con queste parole: Sul salario minimo siamo d’accordo, lo abbiamo proposto per primi: certo andrebbe discusso come realizzarlo. Per noi va fatto in accordo con i sindacati. Sul taglio degli stipendi (dei parlamentari, ndr) diciamo che serve loro per recuperare qualche punto nei sondaggi: se accettassero di discuterne seriamente si potrebbe trovare un’intesa. Conflitto d’interessi? Assolutamente sì, ma deve riguardare tutti, anche la trasparenza di piattaforme informatiche e la manipolazione dei dati.

Ebbene, se Di Maio avesse avuto un minimo di disponibilità nei confronti del PD, avrebbe accolto con favore queste parole, avrebbe fatto tesoro di questa sponda su argomenti che alla Lega non vanno giù. Invece, dimostrando appunto l’assunto che Di Maio ha sempre pensato al Pd e alla sinistra in genere come al male assoluto e che, conseguentemente, era ed è ancora giusto continuare a governare con la Lega, ha gelato tutti con parole durissime che non lasciano spazio ad alcuna congettura diversa: Il Pd voti le nostre proposte e si redima. Avete letto bene, secondo Di Maio il PD dovrebbe redimersi e lo dice in nome di non si capisce quale superiorità etica, considerato l’armamentario moralmente deludente delle decisione assunte in questo anno di governo, dall’accettazioni di bancarottieri fraudolenti nelle fila del Governo (Siri) al salvataggio immorale di Salvini da un processo; dall’approvazione della chiusura dei porti, all’accettazione di un clima xenofobo; fino alla perdita dell’anima di fronte allo strapotere politico della lega, diventandone subalterno, nonostante la Lega sia piena di guai giudiziari.