Sotto botta per il caso Siri e gli arresti di suoi amici leghisti.

Ha sempre usato, il nostro ministro degli interni, Matteo Salvini, toni altosonanti e a petto in fuori (non mollo, me ne frego, tanti nemici, tanto onore, chi si ferma è perduto) contro immigrati e gente di sinistra, con l’aria di chi può dominare le situazioni perché sente che tutto il popolo è con lui. E l’operazione stava riuscendo, visto che, con questa sua sicumera, stava asfaltando i 5S riducendone i consensi proporzionalmente all’aumentare dei suoi consensi. Aveva fatto digerire loro la politica dei porti sicuri sostituendosi ai ministri Grillini Trenta e Toninelli, la legittima difesa e, soprattutto, li aveva costretti a sostenerlo evitandogli un processo per sequestro di persona.
È stato sufficiente il caso di Armando Siri, un suo uomo, già bancarottiere, coinvolto dalla magistratura in un caso di probabile corruzione con collegamenti con la mafia, a far saltare il banco: invece di mollarlo in presenza di accuse piuttosto infamanti, seppur non dimostrate, ha insistito a difenderlo dando adito a Di Maio, Di Battista e Grillini vocianti di mostrarlo all’opinione pubblica come un uomo che difende i corrotti.
È stato, quindi, sufficiente questa imbarcata politicamente ingestibile per mostrare il suo volto di uomo duro con i deboli ma effettivamente debole e poco coraggioso nel dover affrontare situazioni complesse. A questo aggiungasi che, addirittura nella città di Legnano, famosa per il Guerriero di della Città (spesso associato ad Alberto da Giussano), è stato arrestato il sindaco fedelissimo di Salvini. E sta crollando la sua figura di machista dopo gli attacchi furibondi dei suoi alleati al governo. Grillo gli ha dedicato un Vaffa e di Maio ha dichiarato: “Alle prossime elezioni gli elettori dovranno scegliere M5S e Tangentopoli Bis”,associando Salvini alla nuova corrente di corruzione.
Ebbene la reazione è stata blanda quasi da pacifista pentito: “Per Grillo e Di Maio sono il male assoluto. Non capisco”. A questa vanno aggiunte le pubbliche parole di “fiducia” nella magistratura, quando fino all’altro ieri, si scagliava contro di essa sbeffeggiandola sui social e in diretta Tv.
​Salvini è chiaramente sotto botta, frastornato e rivela una impotenza di fondo, avvalorando l’idea di Marco Travaglio che, in fondo in fondo, lo sfavillante decisionista sia un “Cazzaro verde” .