L’Europa ci mette dietro la lavagna, le Imprese licenziano, FCA-Renault in fumo. Tria deve trovare i soldi perché si continui a giocare.

In primis, è umiliante che una grande nazione come l’Italia, fondatrice dell’Europa, seconda potenza industriale europea, sia messa in castigo per eccesso di indebitamento, cosa che succede per la prima volta in Europa da quando 50 anni fa si misero le sue basi. La conseguenza di tutto questo, in termini finanziari, è molto pesante, per due motivi: il primo, la multa potrà raggiungere la somma considerevole di 4 mdi di euro; il secondo, se l’Italia “non riuscirà ad evitare la procedura, si priverà da sé della possibilità di ricorrere al sostegno della BCE in caso di necessità; infatti, lo strumento OMT (acquisto diretto di titoli di stato a breve termine, ndr), creato nel 2012, è infatti riservato ai Paesi in regola. Potrà essere evitata la multa? Molto, molto difficile se Roma continua a farsi beffe della Commissione Europea, parlando di “letterine”. Inoltre, sia Lega che M5s sono avviati a restare fuori dalla nuova maggioranza nell’Europarlamento; Roma è completamente isolata, tant’è che Francia, Belgio e Cipro e Spagna vengono graziati per i loro disavanzi, con precise giustificazioni, l’Italia, no.

È giusto che nel campo delle grandissime imprese come la FCA (ex Fiat), gli Stati stiano da parte e lascino che sia il mercato a determinare strategie, alleanze, compartecipazioni. Ma è altrettanto vero che quando trattasi di interessi nazionali, molti Stati, a cominciare dalla Francia, non stanno a guardare, anzi, intervengono, agiscono, pongono problemi, ostacolano, impediscono o promuovono. Il Governo del Cambiamento, ligio al grido, prima gli italiani, non si accorge che la FCA sta combattendo una battaglia imprenditoriale dalle dimensioni gigantesche: 33 miliardi di fatturato in campo, quindici milioni di auto da produrre, la leadership mondiale nel settore. Di questo si tratta.  Di fronte a questo il ministro francese non risparmia critiche in funzione di una maggiore incidenza dei Francesi sull’affare. Viceversa, come osserva Massimo Giannini su Repubblica: “proprio le forze arrembanti del neo-nazionalismo autarchico e sciovinista, sempre pronte a urlare “prima l’Italia” e a schierarsi comunque “a difesa” (dei confini e della razza, dell’identità e della proprietà) non abbiano trovato le parole per dire ciò che andava detto. E cioè che le nozze tra Fca e Renault sono un passo decisivo e positivo per l’industria automobilistica, che porta la ex Fiat in un’altra dimensione, con oltre 15 milioni di auto prodotte, 600 mila dipendenti, un’apertura sui mercati asiatici…. Va in fumo un affare da 33 miliardi di euro, e le (Cinque) Stelle stanno a guardare”.Sulla stessa lunghezza d’onda, Daniele Manca sul Corriere della Sera: “è innegabile che per Fca si ponga un tema di alleanze che non riesce a stringere. …. Ballare da sola in un mondo di giganti potrebbe non essere così semplice. … “ È ben poco giudizioso l’atteggiamento del governo italiano di non affrontare il tema, di disinteressarsene.

Il Governo del Cambiamento, assente sulla scena internazionale, ancor di più lo sulla scena imprenditoriale nazionale dove a migliaia si susseguono le crisi aziendali con licenziamenti via internet, richieste esponenziali di Cassa Integrazione Guadagni.

Il governo è assente perché intento a giocare ai soldatini nel cortile di Palazzo Chigi: La Lega, gonfia di consensi spara a palle incatenate contro Toninelli, Castelli, Crimi, Tofalo, Fioramonti e Sibilia. Di Maio fa scudo e cerca di salvare il salvabile, cercando di occupare qualche casella vuota in Europa. Entrambi poi, sparano a palle incatenate ingiungendo al ministro Tria di trovare i soldi perché loro possano continuare a giocare.