Per non perdere cassa, consentono di accelerare sulla procedura di autonomia regionale. Quel che Bossi chiedeva con i fucili, Salvini lo ottiene giocando al gatto e la volpe

Sta succedendo tutto alla Camera dove, con un emendamento al decreto crescita, presentato dalla leghista Comaroli, il governo nazionale e in particolare la ministra per il mezzogiorno, Barbara Lezzi, stava per essere esautorato dalla Gestione del Fondo di sviluppo e coesione (decine di miliardi). La Ragioneria dello Stato, intervenuta per chiarire che quell’emendamento non avrebbe potuto avere alcun valore per tutta una serie di motivi, è stata scavalcata dalla furia della ministra Lezzi, seguita da tutto il movimento, perché non si poteva accettare uno scippo al suo ministero di così importanti risorse da distribuire. I leghisti hanno chiesto scusa, hanno ritirato l’emendamento, poi si sono dati di gomito e buttato li: calma, calma , niente emendamento, ma, per favore, incardiniamo nella procedura parlamentare l’autonomia regionale di Lombardia, Veneto ed Emilia e Romagna, perché possa essere approvata al più presto. E così è avvenuto: Barbara Lezzi si è acquietata, i Grillini hanno sgonfiato il petto e, senza più forze, hanno detto che, si, il percorso parlamentare per l’autonomia regionale andava concluso. Il procedimento è stato incardinato nella discussione di approvazione.

Zaia, governatore del Veneto, è corso felice ad incontrare Salvini al Ministero dell’Interno, e insieme hanno vergato questa dichiarazione: Si sta scrivendo una pagina di storia che ridarà efficienza a tutta Italia e cambierà pelle alla Repubblica”. “Un’autonomia che comprende tutte le 23 materie consentite dalla Costituzione”(e richieste in modo assai estensivo dalla Regione Veneto). “Indietro non si torna”. Segue apposita foto con Zaia e piccola ruspa postata sui social dal ministro dell’Interno.

E non finisce qui perché, quasi in contemporanea, il governatore Luca Zaia continua sulla linea che ne ha fatto le fortune elettorali: “Prima i veneti”. E promuove un disegno di legge che stanzia 100 mila euro per regalare, fino al 2021, a ogni bambino nato in Veneto, la bandiera che fu emblema della Serenissima. Dice loro: siete innanzitutto veneti…. “Prima i veneti”…. Chissà come finirà tra Venezia e Padova, se prima i veneziani o prima i padovani. En passant: la bandiera sarà consegnata anche ai bambini nati da stranieri. Ius soli informale?

Insomma, quello che Bossi voleva ottenere con i fucili e i carri armati (la secessione del Nord dall’Italia), lo sta ottenendo Salvini con l’aiuto di Grillini in confusione di ruolo e di contenuti.