La nuova disciplina dei 5Stelle. Colpirne uno ed educarne cento

I dittatori romani usavano questa locuzione:Unum castigabis, centum emendabis,che significa letteralmente “Ne castigherai uno, ne correggerai cento” I
La usava Mao Zedong,con lo stesso significato: “Colpirne uno per educarne cento”,
La usavano anche le Brigate Rosse.
Oggi, la pratica Luigi Di Maio, il capo politico dei 5S, come da accusa della neo deputata Gloria Vizzini, da poco espulsa dal M5S: L’espulsione è stata decisa a ridosso della votazione del decreto sicurezza bis che si terrà fra due settimane. Stavo già preparando emendamenti ma il capogruppo ci aveva intimato di non rilasciare dichiarazioni, di non provocare la Lega. Eravamo ridotti al mutismo e all’immobilismo. Io non l’avrei mai votato quel provvedimento. E questa volta non sarei uscita ma avrei votato No. Punendone due si sono assicurati il silenzio di tutti gli altri.
Quando si dice l’inizio della fine: da “uno uguale a uno”si va a finire che “uno vale tutti”, tipico dei partiti dittatoriali, ma sembra che agli italiani piaccia così. La libertà di pensiero, parola, azione? Che vuoi che sia!!! Meglio un bel semaforo gestito da una sola persona che con  autorità e risolutezza lo blocchi sul rosso o sul giallo e incuta timore.
Peccato che i più ignorino la favola di Fedro, attribuibile ad Esopo. La favola narra di un gruppo di rane che, abituate da tempo a muoversi liberamente per lo stagno, chiedono a Zeus  un re autoritario che reprima il loro modo di vivere sregolato. Il dio, divertito dalla richiesta, non fa altro che lanciare nello stagno un pezzo di legno (un “travicello”), indicandolo come nuovo monarca dello stagno. Inizialmente le rane sono intimorite dal tonfo e vanno sul fondo, ma poco dopo scoprono che il loro sovrano non fa nulla a parte galleggiare. Iniziano così ad avvicinarsi, a toccarlo, a salirvi sopra. Infine, lo provocano con ogni tipo di ingiuria e sberleffo, ovviamente senza ottenere alcuna reazione. Deluse dal dono, si rivolgono di nuovo a Zeus chiedendo un re che non sia una nullità. Il dio manda allora nello stagno una serpe, che inizia a divorarle una ad una. Le rane per la paura perdono la voce; le poche che si salvano mandano un’ambasciata all’Olimpo, supplicando di essere risparmiate. Zeus però risponde loro: “Poiché un buon re vi dispiacque, abbiatene uno malvagio”.
Come in tutte le favole, anche questa contiene un “insegnamento morale” che si cerca di trasmettere attraverso la narrazione favolistica. La storia suggerisce che è meglio avere governanti incapaci ma innocui, piuttosto che astuti e autoritari.