Li ha lasciati giocare, li ha lasciati scorrazzare, li ha lasciati governare, salvo accorgersi che senza competenza non si va da nessuna parte; salvo accorgersi che “uno vale uno” è una mistificazione che può attecchire solo presso una popolazione analfabeta; salvo accorgersi che i due ragazzotti, Di Maio e Di Battista, nati in famiglie con chiare tendenze destrorse, stavano assoggettando il suo Movimento a una forza sovranista arrogante, incentrata sugli interessi delle regioni ricche italiane, legata a una visione industriale novecentesca, pronta a tradire l’Europa e l’Occidente per abbracciare la Russia di Putin. Quando, finalmente, si accorge dei suoi errori,  ha l’onestà intellettuale di uscire allo scoperto in modo eclatante e sconvolgente.
Dapprima,  reagisce alla mozione di sfiducia presentata da Salvini con frasi al vetriolo: Mi eleverò per salvare l’Italia dai nuovi barbari (i leghisti),non si può lasciare il paese in mano a della gente del genere solo perché crede che senza di loro non sopravvivremmo.
Poi, fuori da ogni logica politica italiana che pretende per gli altri la coerenza e per sé stessa la massima libertà di azione, Grillo trova Renzi a fargli da sponda che sveglia il PD da un torpore e da un senso di nullità cui lo aveva condotto Zingaretti, pronto a giocare di sponda con Salvini per liberarsi dello stesso Renzi.
Quindi, convoca nella sua casa toscana il vertice del M5S e costringe tutti a schierarsi definitivamente contro Salvini: “Salvini è diventato un interlocutore inaffidabile e senza credibilità”.
Oramai, rientrato con tutto il suo peso dentro la sua creatura bisognosa ancora di essere guidata, si preoccupa di recuperarne l’identità originaria e di guidarla in questa fase storica per farne una vera risorsa per il Paese.
Si accorge, però che alcuni suoi discepoli hanno preso una sbandata destrorsa che li riconduce alle viscere della loro esistenza. Si accorge che nell’animo di Di Maio e Di Battista vive chiaramente una fiammella che li lega alla destra di Salvini. Li vede all’opera di un costante sabotaggio della sua azione.
Allora è costretto ad essere molto più duro, molto più feroce: Non siamo alla Standa, 10 punti, poi 20 punti, non stiamo giocando a Monopoli. C’è una visione del Paese da salvare.E quando legge il quesito sul blog delle stelle, quando vede che le sue parole sull’entusiasmo, il momento epocale, l’occasione unica, vengono bellamente ignorate dal Movimento che ha fondato, Beppe Grillo si arrabbia davvero. Chiama Luigi Di Maio e lo striglia ben bene. A brutto muso gli chiede esplicitamente cos’abbia davvero intenzione di fare. Davvero pensa di boicottare l’accordo di governo con il Partito democratico per tornare in braccio a Salvini? No, questo grillo non può consentirlo. Grillo vuole una Italia Verde, non il colore della divisa leghista, ma verde in economia, la Green Economy, vuole una Italia con infrastrutture immateriali e non coi cimiteri nel deserto, della mobilità digitale e non dell’automobile. Non può più sopportare la visione industriale novecentesca della Lega.
Di Maio tenta di far capire a Grillo, mentendo spudoratamente, che un’intesa coi dem sia considerata dagli attivisti M5S più innaturale di quella con il partito di Matteo Salvini.
Ma non riesce nel suo intento: Grillo scopre , definitivamente, l’anima destrorsa di Di Maio, e scopre che analogamente destrorsa è l’anima degli altri due porcellini, Di Battista e del suo compare Gianluigi Paragone. Li costringe alla resa e, in particolare, costringe Di Maio ad accettare quel che fino a pochi giorni fa considerava inaccettabile: solo un ministero possibilmentedi peso. Lasciasse perdere il ruolo di Vice Premier, lasciasse perdere le impuntature su 10 e 20 punti. Lasciasse lavorare Giuseppe Conte, l’elevato.
Infine, quando scopre che una «manina» è intervenuta sulla piattaforma per invertire l’ordine delle risposte (prima «no» e poi «sì» al Conte-bis con il Pd), interviene con tutti i big del Movimento con una frase che li mette definitivamente a sedere: “State sabotando il voto su Rousseau? Bene.  Ragazzi, faccio saltare il Movimento”

Succede così che, per la prima volta sulla piattaforma Rousseau, viene scritto un quesito oggettivo, senza cercare di veicolare i consensi. Questo non era mai accaduto.
Succede così che si respiri un clima di fiducia per la creazione del nuovo governo; succede cosi

E i tre porcellini sono stati isolati. Di Maio cerca di non restare da solo e finire stritolato nella morsa dei gruppi parlamentari che mal lo sopportano, da una parte, e dei suoi due colleghi Di Battista e Paragone, dall’altra, che gliene canteranno 4 ogni qual volta le cose, nel Governo, andassero male. Allora tenta di portarseli al Governo con lui. Sta di fatto, però, che, con il primo, ha litigato furiosamente a ridosso delle elezioni europee, tanto da spezzare un legame considerato inossidabile e durato cinque anni. Il secondo, solo tre settimane fa chiedeva che il leader facesse un passo indietro e rinunciasse ai troppi incarichi. Non sono certo gli alleati più fedeli.