Ora si spiega perché un persona normale come Giuseppe Conte, ancorché colta ed educata, riesca a sovrastare, di molte spanne, questi nostri politici da strapazzo, a cominciare da Salvini per passare ai vari Zingaretti, Di Maio, D’Alema, Casini, Orlando, De Micheli, Fieramonti e robe varie.

Dei primi 6 di questa sommaria lista conosciamo pregi e difetti, dal burocratismo spinto, alla saccenza massima. Degli ultimi due, ne scopriamo la pochezza politica oggi, non appena i riflettori si accendono su di loro. E dire che Giuseppe Conte li aveva avvertiti e quasi supplicati di evitare scorrettezze istituzionali: niente sproloqui, niente passerelle propagandistiche, niente sceneggiate.

Macché, il primo consiglio dei ministri è appena concluso, ed ecco la De Micheli, già vice segretario del PD e novella ministra per le infrastrutture, che si presta al gioco dei media, in questo caso La Stampa di Torino e Skynews24, e comincia a sproloquiare: diremo, faremo, progetteremo,…..si TAV, si Gronda, nessuna revoca ad Atlantia dei Benetton, in classico stile Salvini, con la differenza che Salvini mostra i suoi muscoli da bracciante, questa mostra il mattarello per i tortellini. E, di certo il M5S non gradisce questi tortellini. A seguirla in questa messinscena penosa, ecco il novello ministro dell’Istruzione (Scuola e Università e Ricerca) in quota M5S, il quale, in barba ad ogni logico criterio di opportunità politica e istituzionale, la spara ad alzo zero: o mi danno 3 miliardi per l’istruzione o mi dimetto. Non è ancora entrato nel ministero di Viale Trastevere e già minaccia di dimettersi. Il tapino non sa che il governo deve trovare 23 miliardi per evitare l’aumento dell’IVA, 4 miliardi già a spesa per il 2020, 10 miliardi per il cuneo fiscale. Se non lo sa, perché non si è informato prima di giurare nelle mani di Mattarella? Perché non ha chiesto, prima, se ci fosse la possibilità di tale mastodontico investimento sull’istruzione?

Gira una frase attribuita a Vittorio Feltri: l’ora del coglione arriva per tutti. Oggi tocca a Fieramonti e De Micheli. C’è il timore che non finisca qui.