Salvo sorprese dell’ultim’ora, il patto civico, tra centro-sinistra e il M5S per presentare un candidato unico alle prossime regionali del 27 ottobre in Umbria, ha partorito il nome di Francesca Di Maolo, avvocato e presidente dell’Istituto Serafico di Assisi.

Il M5S ha dovuto affrontare non poche traversie per giungere a questo nome, non diversamente da quello che è successo nel campo del PD. Infatti, fino a ieri, di Maio aveva deciso di puntare tutto sul  nome del sindaco di Assisi, Stefania Proietti, anche senza l’appoggio del Pd. Ma la posizione che sembrava fermissima si è andata pian piano sfarinando perché il Pd faceva sapere che non avrebbe mai appoggiato il sindaco di Assisi considerato il fatto che, se la Proietti aveva un seguito in quella città, non era molto conosciuta in Regione e, pertanto, rilanciava la candidatura di Andrea Fora, presidente di Confcooperative, già in campo da molti giorni con una sua lista civica.

Nel frattempo, Di Battista entrava a gamba tesa contro l’accordo PD-M5S con dichiarazioni di fuoco: Non fidatevi del Pd!!!! Sono sempre stato contrario ad un governo con il Pd. Non è un segreto. Ho sempre reputato il Pd il partito del sistema per eccellenza, quindi il più pericoloso. Il PD è un partito “globalista”, liberista, colluso con la grande imprenditoria marcia di questo Paese, responsabile (paradossalmente più della destra che ho sempre ugualmente contrastato) delle misure di macelleria sociale che hanno colpito i lavoratori italiani». Questo costringeva Di Maio a prendere delle contromisure serie contro questa iniziativa per non cedere alle pressioni del suo, forse non più, amico e collega: “Qualcun altro dice: ‘non vi fidate del Pd’, ‘attenti’, ‘non fatevi fregare. Io dico a tutti: la fiducia si dimostra! e in questo caso alla prova dei voti in parlamento. E la prima prova di questo governo è il taglio dei parlamentari. Va fatto nelle prime due settimane di ottobre. Perché qualsiasi cosa accada, alla fine voglio poter dire a tutti che siamo riusciti in una riforma che gli italiani aspettavano da decenni”. Di più, coinvolge gli iscritti alla piattaforma Rousseau a esprimersi sull’accordo di tipo civico da sottoscrivere con il PD.

A dar manforte a Di Maio arriva l’aiuto di Travaglio che scrive: Di Battista scrive di essere “sempre stato contrario a un governo col Pd”: quindi lo era anche nel 2018, quando il M5S propose un governo al Pd renziano? E perché non lo disse? ….. in un sistema proporzionale e tripolare, o si sceglie il male minore, o si guardano governare gli altri coi popcorn in mano. E il male minore, per il M5S, non è forse un governo Conte con ministri M5S agli Esteri, alla Giustizia, al Lavoro, all’Ambiente, al Mise, alla PA, all’Innovazione, all’Istruzione e allo Sport? Chi sta “fuori” dovrebbe dire non solo cosa non farebbe, ma anche cosa farebbe al posto di chi sta “dentro”. Altrimenti continuerà a sognare un monocolore 5 Stelle e poi si sveglierà con un bel tricolore Salvini-Meloni-Berlusconi.

Rintuzzato l’attacco di Di Battista e visto il risultato che giunge dalla piattaforma Rousseau che dà il consenso per una intesa che contrapponga a Salvini una lista civica unica e unita, Di Maio si vede costretto a ricercare una intesa con il PD a tutti i costi. Rinuncia, pertanto, alla candidatura del sindaco di Assisi; di contro il PD rinuncia a insistere su Andrea Fora. Alla fine si converge sul nome di Francesca Di Maolo.