Il corbezzolo (Arbutus unedo) è un arbusto o piccolo albero sempreverde, tipico  della macchia mediterranea. Importante è annotare che è Una specie che resiste agli incendi.

A buon diritto questa specie rappresenta il simbolo del nostro Paese. Infatti, a partire dal Risorgimento, il corbezzolo è considerato il simbolo dell’Unità d’Italia, perché in autunno presenta sullo stesso ramo foglie verdi, fiori bianchi e frutti rossi, come la bandiera italiana.

Il poeta Giovanni Pascoli dedicò al corbezzolo una poesia. In essa si fa riferimento al passo dell’Eneide in cui Pallante, ucciso da Turno, era stato adagiato su rami di corbezzolo; il poeta vide nei colori di questa pianta una prefigurazione della bandiera nazionale e considerò Pallante il primo martire della causa nazionale.

Al corbezzolo di Giovanni Pascoli

O tu che, quando a un alito del cielo
i pruni e i bronchi aprono il boccio tutti,
tu no, già porti, dalla neve e il gelo
salvi, i tuoi frutti;

e ti dà gioia e ti dà forza al volo
verso la vita ciò che altrui le toglie,
ché metti i fiori quando ogni altro al suolo
getta le foglie;

i bianchi fiori metti quando rosse
hai già le bacche, e ricominci eterno,
quasi per gli altri ma per te non fosse
l’ozio del verno;

o verde albero italico, il tuo maggio
è nella bruma: s’anche tutto muora,
tu il giovanile gonfalon selvaggio
spieghi alla bora:

(………………….)

Ma sta diventando anche simbolo di libertà. Alla Leopolda è tutto un «Grazie Matteo» «Grazie, Matteo». «Grazie, Matteo». vicepresidenti del parlamento, deputati, onorevoli, ministri, ex capigruppo sfilano alla Leopolda ringraziando Matteo Renzi per averli liberati finalmente dal Partito Democratico. Evidentemente si sentivano reclusi, ingabbiati, segregati, rinchiusi, carcerati. Ne vien fuori che la parola più ricercata, gettonata, scandita, cadenzata sia Libertà, Libertà, Libertà. Si sentono liberati dalla famosa ditta con le sue maniere, le sue procedure, i suoi metodi, i suoi processi, deteriorati, degradati, fatiscenti, una ditta dove era tutto era odio, rissa, contrasto, litigio, spaccatura. E, allora, Grazie Matteo. Il sindaco di Sasso Marconi Stefano Mazzetti, tra un clamore assordante, esultando urla: «Oggi sono libero!».

Tutti vivono un’aria elettrizzata ed elettrizzante. Il corbezzolo, l’inno, il simbolo con il gabbiano e ricordare un Italia dei Valori, aiutano a creare questo clima festoso, gioioso, gaio, vivace (Italia Viva c’è), seppur nell’afa agostana dell’ immenso capannone della Leopolda di Firenze, strapieno di una folla che forse nessuno avrebbe potuto immaginare.

E tutti insieme a precisare: non è nato « il partito del leader» ma «un partito con un leader» coi primi sondaggi buoni e la convinzione che possano diventare più favorevoli. Oggi si fa festa. Si ride, si canta e si rilegge la poesia del Pascoli che, dopo le querce e gli ulivi e le margherite di altre stagioni, ha ispirato come pianta simbolo la scelta del corbezzolo tricolore: «I bianchi fiori metti quando rosse/ hai già le bacche, e ricominci eterno,/ quasi per gli altri ma per te non fosse/ l’ozio del verno; / o verde albero italico, il tuo maggio/ è nella bruma: s’anche tutto muora,/ tu il giovanile gonfalon selvaggio/ spieghi alla bora…»