Capita di dover leggere le ultime stralunate esternazioni di questo giornalista sempre più appiattito sulle posizioni evanescenti dei grillini. Ieri ha scritto: che il Reddito di cittadinanza sia partito fra mille pasticci, con i centri per l’impiego da sistemare, i tanti navigator ancora da assumere e formare, i molti poveri ancora da raggiungere, i ritardi sugli stranieri, il software in odore di conflitto d’interessi e i pochi posti di lavoro a disposizione, lo sappiamo e l’abbiamo scritto MA il risultato è comunque buono.  Quando si dice: la disonestà intellettuale. Fa un elenco sterminato di inefficienze MA le chiude con un giudizio positivo, a dimostrazione di un atteggiamento da tifoso e non da giornalista che abbia voglia di analizzare i dati.

Orbene, se i centri per l’impiego sono ancora da sistemare, i tanti navigator sono ancora da assumere e formare, molti poveri sono ancora da raggiungere, esistono evidenti ritardi sugli stranieri, il software è in odore di conflitto d’interessi e i posti di lavoro a disposizione sono pochissimi, come si fa a dire che il risultato del reddito di cittadinanza sia buono.

Sarebbe intellettualmente più onesto, cosa che a Travaglio manca, affermare che esso ha risolto in parte il problema di poveri assoluti, cosa già affrontata e in via di espansione con il reddito di inclusione di governi precedenti al gialloverde, ma si è dimostrato evanescente e inutile se non dannoso per quanto riguarda la politica del lavoro. E farebbe un bene all’Italia e agli Italiani se anche lui appoggiasse le posizioni di chi vuole una revisione di questo istituto di politica sociale. Per non parlare di una azione ancora più necessaria quale quella di evitare di spendere decine di miliardi di lire solo per consentire ad alcuni, con la quota 100, di anticipare di qualche anno l’andata in pensione.