Inaspettatamente, si scopre che l’eliminazione dell’articolo 18, operata da Renzi nel 2017 con l’introduzione del Job Act, non ha minimamente creato danni ai lavoratori così come paventato da millantatori, ideologi comunisti, che hanno creato le loro carriere su parole d’ordine altosonanti e entusiasmanti (giustizia, popolo, occupazione, lavoro) salvo dimenticarsi o far finta di dimenticarsi del come riempire di contenuti quelle splendide parole.

Nel cinquantennale della legge 300, lo Statuto dei lavoratori, che, appunto, all’articolo 18 introduceva il diritto al reintegro nel posto di lavoro per gli addetti delle aziende con almeno 15 dipendenti licenziati senza giusta causa, l’INPS comunica che «tasso di licenziamento (calcolato rispetto all’occupazione esposta al rischio ad inizio anno)» è costantemente calato: dal 6,5% del 2014 al 6,1% nel 2015, al 5,5% nel 2016, al 5,3% nel 2017 (ultimo dato disponibile). Nel 2018 i licenziamenti sono stati in tutto (per motivi economici e per motivi disciplinari) 790.826 (su un totale di quasi 7 milioni di cessazioni dal lavoro) contro 870.078 nel 2017 (quasi 80mila in meno). Il calo è continuato nei primi nove mesi del 2019: 557.455 contro 583.667 dello stesso periodo del 2018. 

In definitiva, con l’eliminazione dell’articolo 18 i licenziamenti sono diminuiti e di molto e non aumentati, come paventato.

In più, a coloro che parlano di licenziamenti nelle diverse crisi aziendali che stanno massacrando il nostro paese, risponde la leader della Cisl, Annamaria Furlan: «La discussione sull’articolo 18 ci riporta al secolo scorso. Abbiamo 300mila lavoratori coinvolti in crisi aziendali, con l’articolo 18 non ne salviamo uno».

E pensare che in giro ci sono ancora randagi nostalgici dell’era novecentesca che si presentano in piazza e in parlamento per il ripristino di quell’articolo. Lo fa la CGIL, depositando in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare («Carta del lavoro») che ripristinerebbe l’articolo 18 e lo estenderebbe, addirittura, alle imprese con più di 15 dipendenti. 5Stelle e Leu ne hanno fatto argomento di campagna elettorale nel 2018 e ora tornano alla carica contro il partito di Renzi (Italia viva).

Vanno in cerca dell’albero cui impiccarsi.