Lo riconosco, sono un masochista: tutte le mattina mi affogo nella melma delle parole che questo giornalaio scrive sul suo giornale. E finisco per fare la figura di quel personaggio interpretato da Totò, che malmenato da un giovanotto al grido di Pasquale, le prendeva di santa ragione, senza reagire. Perché? Perché non si chiamava Pasquale.

Stamattina, senza alcuna vergogna, Marco Travaglio ha scritto:

Da quando è nato il partito-ossimoro Italia Viva, abortito ancor prima del parto, tutti si domandano che senso abbia, chi ne sentisse la mancanza e chi mai lo voterebbe. Ora però che la sventurata creaturina ha compiuto tre mesi di vita (anzi di morte), la risposta ai tre quesiti è chiara a tutti: siccome la politica è di una noia mortale, Iv serve a farci divertire un po’. Ha funzioni di svago, come i giullari nelle corti reali. Il primo partito che unisce l’inutile al dilettevole. Il capocomico è Renzi, che si sta impegnando allo spasimo per scendere nei sondaggi dal 3 allo zero per cento e, per quanto ardua sia l’impresa, ce la può fare. Per lui la politica è come il tressette, dove chi ha più punti perde e chi ne ha meno vince. Infatti, non bastando la sua faccia, pur utilissima come sfollagente, ci mette pure le parole: ogni volta che apre bocca, se ne vanno 10 mila elettori. L’altro giorno, per dire, ha dichiarato che Craxi era “un gigante” e fu “condannato perché non poteva non sapere”. Una minchiata che ormai non osano ripetere nemmeno i figli di Craxi. Figurarsi l’entusiasmo dei suoi eventuali elettori, in un Paese che si beve di tutto, persino che B. era un perseguitato (tesi ovviamente sostenuta anche da Renzi per le accuse di mafia e strage), ma almeno i ladroni di Tangentopoli non li ha mai perdonati, specie se latitanti.

Chiunque mi legga può fare tre semplici doverose osservazioni:

La prima: un grande giornalista propone idee, progetti, visioni, fa indagini importanti serie; un giornalista normale parla di fatti; un giornalaio parla di persone.
La seconda: solo un giornalaio può soffermarsi a parlare di Craxi come fa un ignorante qualsiasi: era un ladro scappato in Tunisia per evitare la galera. Un giornalista serio porrebbe l’attenzione sulla politica di Craxi, criticandolo o lodandola, e rileverebbe che le condanne di Craxi furono legate al finanziamento illecito ai partiti e non a un suo arricchimento personale. Di quel finanziamento illecito usufruirono tutti indistintamente. Solo Craxi ne pago le conseguenze estreme. Ma un giornalaio a questo non arriva. Troppo complicato.
La terza: solo un giornalaio, utilizzatore di Facebook o altro social, può affrontare le problematiche che il sistema politico sta affrontando utilizzando frasi da bullo nei confronti di una forza politica nuova come Italia Viva. Solo un bullo, con la faccia ustionata, i capelli impomatati, le catene al collo e 10 anelli alle 10 dita, può cavarsela con poche ruvide e inaccettabili parole quando la questione politica italiana è tra le più complesse che il nostro Paese abbia mai affrontato.

In definitiva, Travaglio appare come un cane rabbioso che, attaccato alle caviglie di Renzi, cerca di azzannarlo e scarnificarlo. Può essere che Renzi, infettato dalla rabbia, finisca all’ospedale e muoia ma, prima, con lui, divorato dalla rabbia, morirà anche il cane rabbioso.