L’Emilia-Romagna ha respinto la spallata di Matteo Salvini contro il governo nazionale. Ma non è solo in questo territorio che Salvini ha visto incrinato il suo aggressivo percorso alla conquista del Governo della Nazione. Anche in Calabria ha subito una forte sconfitta: il Pd ha ottenuto più voti della Lega, invertendo i risultati delle ultime elezioni europee; Forza Italia, attraverso le sue tre-quattro liste collegate, ha ottenuto il triplo dei voti della Lega. Se a tutto questo si aggiunge lo sfarinamento quasi totale del Movimento 5S (da cifre stratosferiche prossime al 40%, inabissamento al 5-6%) si può tranquillamente affermare che il riformismo ha battuto il populismo, senza se e senza ma: In Emilia e Romagna ha vinto il riformista Bonaccini; in Calabria ha vinto la riformista Iole Santelli.

La sconfitta di Salvini è stata chiaramente molto bruciante perché è stato proprio lui che ha voluto caricare questo evento elettorale di un peso specifico importante per il Governo della Nazione Italia: “Supervincerò in Emilia e Romagna e Mattarella dovrà darsi una sveglia e sciogliere le Camere per nuove elezioni nazionali”. Purtroppo non è andata così. Il citofono di Mattarella non suonerà. È Salvini che esce suonato da questa vicenda, al di là del Decubertismo (mi piace partecipare, son contento lo stesso) dichiarato al termine dello spoglio.

Tutti sono concordi nel sostenere che questo risultato sia dovuto al maggior numero di elettori recatosi alle urne in contrapposizione, soprattutto, alla campagna martellante di Salvini, e al suo tentativo disperato e frustrato di trasformare il voto in un referendum sul governo Conte. Il Movimento delle Sardine è nato su quest’onda.

Al disfacimento del populismo di Salvini si aggiunge lo sfarinamento del M5S. Dal punto di vista numerico, si conferma una parabola discendente che, rispetto alle elezioni politiche di marzo 2018, tocca dei minimi da prefisso telefonico, con la conseguenza che nessun consigliere regionale è stato eletto in Calabria ed è in dubbio l’elezione di un solo consigliere in Emilia e Romagna. Non ha contribuito alla loro credibilità questo stare a destra o a sinistra senza una chiara collocazione ideologica; non ha contribuito alla loro credibilità la poro presunzione nel dichiarare fuffa tutto il prodotto di governi precedenti e, nel contempo, esaltare i loro provvedimenti come epocali, storici, memorabili, quasi leggendari; non ha contribuito alla loro credibilità lo spostamento continuo su questioni dirimenti della politica estera e monetaria del paese (Europa si, Euroma no, Euro si, Euro No, ecc..); non ha contribuito alla loro credibilità il passo indietro del leader Luigi Di Maio a tre giorni dal voto, sinonimo di grave difficoltà politica.

Ora il Governo, finora asfittico per le sue magagne interne e incapace di accreditarsi come un‘alleanza politica, ha una bombola di ossigeno cui attaccarsi per meglio vivere. Potrebbe stabilizzare un premier, Conte, che Salvini addita da mesi con epiteti al limite dell’insulto politico; e potrebbe stabilizzare la segreteria del Pd. Tutto dipenderà dal fatto che vorranno mantenere un profilo riformista ed evitare di finire nella palude della sinistra novecentesca fortemente invisa alla maggioranza degli italiani. Sarebbe la resurrezione del sovranismo, l’ultima speranza di Salvini.