Per coloro che hanno una idea liberale della giustizia, è tragico assistere a un innocente in galera. Per coloro, invece, che hanno una idea populista della giustizia, è tragico vedere un colpevole impunito. Questo il discrimine.

Si dà il caso che, nel corso dei secoli, l’umanità, sotto l’impulso di filosofi e storici, ha cercato di migliorare le sue condizioni di vita, passando da leggi arcaiche che portavano a sommari giudizi e conseguenti sacrifici, senza distinzioni tra innocenti e colpevoli, alla norma del 530 dopo Cristo “in dubbio pro reo” ( se c’è un dubbio, il presunto colpevole non va incarcerato o giustiziato), fino alla norma attualmente in vigore in tutte le nazioni civilizzate “al di là di ogni ragionevole dubbio” (un individuo può essere condannato solo se non c’è dubbio alcuno). Si tratta di una idea fondativa della civiltà umana, da cui è disceso Il sistema processuale concepito per prevenire la tragedia di un innocente in galera, l’unica davvero intollerabile. Per Travaglio e il ministro Bonafede non è così. Per questi due signori vale la regola: certezza della pena.

Il ministro, di fronte a una gentile domanda di Annalisa Cuzzocrea (Repubblica), durante un programma di La7, Otto e mezzo, di qualche giorno fa, ha chiesto al ministro se non considerasse un problema il fatto che in carcere ci vanno molti innocenti. Il ministro ha risposto secco: «gli innocenti non vanno in carcere». Pur essendo ministro della Giustizia,. Bonafede non sa che dal 1992 a oggi sono stati messi in galera almeno 27 mila innocenti. Preso in castagna ha farfugliato: «Ma questo è un altro discorso». La cosa daqvvero incredibile e ridicola è che il giorno dopo, volenfo coprire il buco, se n’è uscito con una toppa peggiore del buco stesso: «…mi riferivo agli assolti…. Dalle mie parti molisane-abruzzesi si direbbe: «E ce mangasse pure…. ». Ma va fatta una considerazione meno colorata e più preoccupante: il ministro evidentemente ritiene che una persona possa considerarsi innocente solo dopo essere stata assolta, non anche prima.

Questa è, semplicemente, la cultura politica che lui sa esprimere, con il suo movimento stellato, i suoi Davigo, i suoi Di Matteo, i suoi Travaglio. A proposito di quest’ultimo, travagliatore di anime e coscienze, salvo la sua, poteva mai mancare un suo intervento in merito a questa sceneggiata del ministro? No, di certo. Infatti, visto che per lui il codice penale  è uno dei testi filosoficamente e culturalmente più alti della letteratura italiana, si è buttato nella mischia citando diversi articoli del codice stesso a difesa del Ministro per spiegare che sono proprio le leggi del nostro Paese che impongono, giustamente, di mettere in prigione anche gli innocenti. Secondo il travagliatore: «non c’è nulla di scandaloso se un presunto innocente è in carcere».

Non l’ha presa bene Gaia Tortora, giornalista molto seria, estremamente sobria, attenta, con uno stile in controtendenza rispetto al gilettismo vincente, figlia di Enzo Tortora conduttore televisivo, giornalista e scrittore che, per un errore giudiziario, finì in galera innocente e ne morì. Non l’ha presa bene e ha esternato il suo disaccordo. A questo punto, Travaglio ha sgarrato di brutto, tempestando la giornalista di sms nei quali l’accusa di essere ignorante e le offre un corso di recupero per spiegarle che  le persone ingiustamente detenute hanno ricevuto il risarcimento per ingiusta detenzione ma erano in realtà giustamente detenuti e, quindi non c’è nulla di scandaloso se un presunto innocente è in carcere. Di brutto, a questo punto, ha reagito Gaia Tortora con un atto che non assomiglia per niente all’immagine che abbiamo di lei ma chiaramente liberatorio e giustificatissimo: “Finora ho sopportato e sono stata una signora. Ora basta. Travaglio … Mavaffanculo”.

Gaia Tortora ha una idea liberale della Giustizia.  Marco Travaglio ha una idea giustizialista della giustizia. Non si è evoluto dai tempi bui dell’umanità. Vi è ancora dentro con la testa e con i piedi, che poi son la stessa cosa in quella persona.