All’epoca dominava la DC e la satira pungeva per evidenziare carenze della politica democristiana. Totò coniò la famosa battuta “Poi dicono che uno si butta a sinistra”. Oggi di fronte al modo di procedere del PD, tornato al Governo per miracolo ricevuto da Renzi e Grillo, la si può riprendere e declinarla in modo opposto: “Poi dicono che uno si butta a destra”. 

Sono passati diciotto anni da quando Nanni Moretti, a piazza Navona, gridò che con i dirigenti che si ritrova, la sinistra non vincerà mai. Un’invettiva, questa, sempre di stretta attualità. Anche perché i dirigenti di allora sono gli stessi di oggi o di loro discendenza diretta per dna e atteggiamenti. Ci fu un tormentato intermezzo di un governo di centrosinistra, grazie a Romano Prodi, ma si concluse come tutti sanno. Poi ci fu l’esperimento americano di Veltroni, che raggiunse il 34 per cento e tutti dissero che era un disastro. Arrivò Franceschini e il partito scese al 26 per cento, e tutti a ripetere che si trattava di una catastrofe, di un partito allo sbando, liquido, sgarrupato, così fu eletto Bersani che, con Berlusconi travolto da scandali personali, rimontò fino al 26 virgola per cento. Si festeggiò: un bel risultato. Erano pure contenti avendo perso. Dovette arrivare Renzi che, sulla scia della politica di Veltroni di apertura al mondo moderato e realmente riformista,  portò il partito al 40%. Neanche un giorno di festeggiamento e subito iniziò il bombardamento contro colui che fu ritenuto un usurpatore. Da guinness degli idioti perché il PD, dopo di Renzi, è tornato ai livelli pre-Bersani. Ciononostante, al primo stormir di rondini (regionali in Emilia e Romagna) si è gridato al trionfo e si è continuato a trattare Renzi come fosse un semplice passeggero di un treno di passaggio. Così, con questa superbia, che acceca anche i forti, ieri, si è consumato un vero omicidio della semplicità e della logica.

Il Governo è impantanato sulla questione prescrizione: c’è chi come i 5S vogliono che venga eliminata con conseguenti processi a vita dell’imputato; c’è chi ritiene che, passato un certo numero di anni (da 5 per i reati più lievi a 40 per quelli più gravi), il processo debba considerarsi chiuso, nel rispetto del dettato costituzionale. Italia Viva, per iniziativa dell’avv. Annibali (nella foto), aveva proposto un lodo (una forma di accordo tra le parti): sospendiamo l’eliminazione della prescrizione per un anno, per consentire l’avvio della riforma del giusto processo che riduca i suoi tempi oggi troppo lunghi. Ieri, con 49 voti contro 40, esso è stato incoscientemente respinto.

Non bastasse, senza che quelli del PD prendessero le dovute distanze, dopo la votazione sono iniziati insulti inverecondi contro la Annibali, il cui viso fu deformato dall’acido per volere del suo ex Luca Varani: “sei un’infame” ….”Luca Varani è il mio mito” …..“ciò che ha fatto è stato poco per una donna viscida come te che si lega a Renzi, ho goduto quando ti ha sfigurata”….

 “Poi dicono che uno si butta a destra”.