E ci risiamo. Senti sussurrar, giran le voci, scrivono i giornali, dichiarano in tv, poi …. dal gran cilindro spunta un: si, forse, chissà,…domani? no, lunedì? meglio venerdì ……… vuoi ballare con me?… non, grazie, preferisco di no.

Non è Celentano il cerimoniere di questa situazione, ma il Governo, la classe politica che lo appoggia e quella che gli si oppone: La situazione è gravissima. Bisogna restare a casa. Chiudiamo tutto, salvo gli agro-alimentari e la sanità. Vuoi ballare con me?… no, grazie, preferisco di no.  Diciamo la verità: un mercato arabo si presenta con maggiori credenziali degli ambienti di Palazzo Chigi o ministeriali della Sanità e dello Sviluppo Economico.

L’Altra notte Giuseppe Conte aveva fatto il grande annuncio: lockdown totale, si chiude tutto tranne le attività produttive essenziali, che riguardano la filiera farmaceutica, quella alimentare e alcuni servizi come banche e poste. Un annuncio, notturno, ancora una volta non accompagnato da un provvedimento immediato, concreto, tempestivo, sollecito, il che ha alimento nella giornata di ieri una confusione totale nel mondo del lavoro, su chi dovrà fare cosa e nella cittadinanza del paese sballottata tra annunci pressanti a stare a casa ad altri meno restrittivi.

Basta confrontare le dichiarazione del nostro premier con il documento ufficiale diramato ieri sera per scoprire che non è vero niente o, meglio,  è vera solo a metà la storia del “tutti a casa”. Il Governo si è fatto sballottare a destra e a manca nella contrapposizione tra imprenditori e professionisti, da una parte (“Bisogna consentire la prosecuzione di attività non espressamente incluse nella lista e che siano però funzionali alla continuità di quelle ritenute essenziali”), e sindacati dall’altra (“Non va bene, è inaccettabile, non è quello che ci era stato comunicato”).

Ed è così che, alla fine, la lista delle attività produttive essenziali, che inizialmente avrebbe dovuto riguardare la filiera farmaceutica, quella alimentare e alcuni servizi come banche e poste, si allarga ad altre 80 attività industriali e commerciali, tra cui: estrazione del petrolio e del gas, la fabbricazione di imballaggi in legno, quella di macchine per l’industria della plastica, la riparazione, la manutenzione e l’installazione di tutte le macchine e le apparecchiature, gli studi di ingegneri e architetti, la riparazione degli elettrodomestici per la casa, pc e cellulari, le collaboratrici domestiche, i portieri dei condomini fino al comparto dell’ingegneria civile che abbraccia una marea di attività indotte, dalla fabbricazione dei ponti, alle ristrutturazioni, al rifacimento delle facciate. Conclusione: resterà in giro fino al 40% della forza lavoro.

Ancora una volta, le ore intercorse, tra sussurri e grida del Governo, annunci in tv e il concreto dispositivo circa le decisioni assunte, hanno dimostrato come, fin dall’inizio, stia mancando la responsabilità delle decisioni, il coraggio dell’incombenza, la fermezza delle idee, preferendo barcamenarsi in mediazioni distruttive del buon senso comune, con strascichi, incertezze e irritazioni.

D’altra parte “Serrata si …. ma non troppo”  fa parte della cultura tipica italiana dell’  “incinta ….ma poco poco”….. “leggermente … in fuorigioco” – “divieto … assoluto” – “ci vediamo alle 8 … precise