Bene o male, il quadro di salvaguardia sanitaria e di sicurezza alimentare è stato varato definitivamente il 25 marzo scorso; ad esso è seguita la quarta e ultima autodichiarazione per la mobilità personale nel Paese. I Governatori hanno licenza di rendere ancor più incisive le regole oggi in vigore.

Resta apertissima la questione finanziaria che rischia di far esplodere una vera e propria bomba sociale. La crisi economica, innestata dai necessari provvedimenti di distanziamento personale, di chiusura di quasi tutte le attività della Nazione e di sospensione del commercio estero, rischia di trasformare la paura in ansia, in frustrazione, in rabbia, soprattutto nelle aree più depresse d’Italia. Non è difficile immaginare l’assalto ai supermercati per l’approvvigionamento di alimenti utili alla sopravvivenza da parte di chi, e sono tantissimi, non hanno riserve finanziarie per tirare avanti per molto senza un minimo di entrata finanziaria.

Mario Draghi, sul Financial Time di qualche giorno ha lanciato l’allarme: occorre immettere liquidità nel sistema sociale del paese, senza perdite di tempo. Sembra che il Governo, impegnato a decretare e decretare e decretare fino all’esaurimento degli addetti preposti e dei cittadini chiamati a recepire le direttive, si stia mettendo sull’avviso. Sembra aver capito che occorre muoversi. “Ci sono aree sociali e territoriali fragili ed esposte a qualsiasi avventura – afferma il ministro per il Mezzogiorno, Provenzano – Il bilancio pubblico si deve prendere cura dell’intero tessuto sociale. E lo deve fare adesso”. …. “dobbiamo mettere i soldi nelle tasche degli italiani a cui fin qui non siamo arrivati. Questa è la priorità del decreto di aprile. Così come va assicurata liquidità al sistema delle imprese per tenerlo in vita, bisogna tenere in vita la società. Liquidità anche per le famiglie, per chi ha perso il lavoro e non ha tutele …..in gioco c’è l’ossatura della democrazia.

A questo problema se ne aggiunge un altro sollevato da Teresa Bellanova di Italia Viva: “Vanno regolarizzati gli irregolari (colf, badanti, braccianti). Chi aiuta gli anziani aiuta a tenerli in vita; chi lavora nei campi aiuta a tenere in vita la filiera agroalimentare. Dovremmo ricordarci di chi si prende cura dei nostri anziani soli e di chi ci garantisce il cibo sulle nostre tavole. Non solo oggi, anche domani”.

Matteo Renzi sposa in pieno la proposta della Bellanova e, in una intervista ad Avvenire, aggiunge: “sono tre settimane che l’Italia è chiusa e c’è gente che non ce la fa più. Non ha più soldi, non ha più da mangiare. I tentacoli dell’usura e delle mafie si stanno allungando minacciosi specialmente al Sud. Senza soldi vincerà la disperazione e si accenderà la rivolta sociale. I balconi presto si trasformeranno in forconi; i canti di speranza, in proteste disperate”. E poi, pur cosciente di agire controcorrente, si lancia in un appello che, secondo lui, è conseguente a una presa d’atto della realtà, senza fare sconti a demagogiche considerazioni: Non possiamo aspettare due anni che il coronavirus sia completamente debellato con una vaccinazione di massa. In attesa di vaccini efficaci, dobbiamo accettare di convivere, con tutte le accortezze del caso, con il coronavirus. Non possiamo aspettare che tutto passi. Perché se restiamo chiusi la gente morirà di fame. Serve un piano per la riapertura e serve ora. Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le Chiese. Serve attenzione, serve gradualità. Ma bisogna riaprire”.