Hanno voglia gli scienziati e gli economisti, chiamati al capezzale dei moribondi  e delle fabbriche chiuse, a scervellarsi sul da farsi se la macchina governativa degli approvvigionamenti ha le ruote sgonfie e il motore in panne.

Domenico Arcuri, già amministratore delegato di Invitalia, è stato nominato, da questo Governo, Commissario straordinario per il potenziamento delle infrastrutture ospedaliere necessarie a far fronte all’emergenza Coronavirus.

Da due mesi ha approntato una sua macchina che, a tutt’oggi, sta producendo poco e male: non si conosce lo stato reale  dell’approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale quali mascherine e reagenti per tamponi, utili a  mettere in sicurezza lavoratori e cittadini. Mancano le applicazioni che tracciano il contagio (sempre Arcuri è stato incaricato di siglare il contratto seguendo le indicazioni della politica). Manca lo stato dell’arte  dei test sierologici la cui efficacia raggiunge ormai il 95% e permette quindi di capire se un soggetto ha avuto il coronavirus senza accorgersene e si è immunizzato.

E’ di tutta evidenza che, la riapertura delle attività dipende in massima preponderante parte dall’approvvigionamento certo, garantito, indubitabile, efficace di questi beni essenziali.

Solo con questa certezza di base, Vittorio Colao può approntare il piano riguardante le filiere in grado di lavorare in sicurezza e i territori più attrezzati per farlo, anche a livello di trasporti intorno alle grandi città, nei luoghi in cui gli operai dipendono da pullman, autobus, metropolitane.