Qualcuno parla di ansia da prestazione da parte del Presidente Conte. Non è così. La questione del contagio è seria e complessa e, allora, tanto vale, per il premier, ripiegare sulla facile posizione del “meglio non rischiare, tanto i morti si contano oggi, i disoccupati, speriamo che io me la cavo”. Succede così che, in un eccesso di contenimento delle prestazioni, con i ripetuti appelli del tutti a casa, al momento in cui si deve, comunque, dare una risposta al Paese che chiede di non morire di fame, oltre che di virus, si arrivi ad eccedere in una esposizione mediatica di quasi un’ora durante la quale si finisce per fare tanti proclami ma poche enunciazioni per lo più confuse, contraddittorie o mancanti.

Congiunti. Nella maratona televisiva dell’altra sera il premier aveva dichiarato che dal 4 maggio sarà possibile per un cittadino far visita a un congiunto. I maggiorenti del ministero degli Interni si sono affrettati a precisare che con la parola congiunti deve intendersi quanto affermato dall’articolo 307 del codice penale e cioè gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, la parte di un’unione civile tra persone dello stesso sesso, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti. Sono insorti, immediatamente, i fidanzati, Lgbt, Arcigay che non accettano la discriminazione degli affetti, non accettano che sia privilegiato il diritto del sangue al più laico e moderno diritto all’amore. Il premier Conte si è sentito preso in contropiede, specialmente dal mondo di sinistra di cui si sente paladino ed è corso a mettere una toppa peggiore del buco. Infatti, ha fatto emettere una nota di chiarimento che non chiarisce nulla dal momento che attribuisce alla parola congiunti il significato di affetti stabili. Non è difficile immaginare la difficoltà di coloro che sono preposti all’ordine pubblico allorquando fermano un cittadino il quale afferma di recarsi da una persona residente a 150 km, pur nella stessa regione, a lui legata da affetto stabile. Quale documento possono chiedere, quale certificazione? Dovranno fidarsi. Allora, tanto vale dire: liberi tutti, anche vecchi e bambini.

Funerali e Messe. Dopo la dichiarazione del premier Conte che annunciava l’autorizzazione ai funerali con un massimo di 15 persone legate da vincoli di parentela o amicizia, in tutte le abitazioni con la tv sintonizzata sul suo discorso, è stata avanzata una domanda? Perché i funerali si e le messe no? Perché i funerali si e i matrimoni no? Domande ovvie cui la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) ha aggiunto un carico da 90: il Governo attenta alla libertà di culto!!! Anche qui Giuseppe Conte ha cercato di mettere una toppa affrettandosi a comunicare che è allo studio un progetto che in pochi giorni dovrebbe delineare un protocollo per officiare anche messe e matrimoni.

Applicazioni (in breve App). Per giorni abbiamo sentito parlare di una applicazione scelta dal Commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri, tra decine di altre, per tracciare il percorso di un eventuale nuovo contagiato, cosa che consentirebbe di circoscrivere eventuali nuovi focolai. Ebbene, neanche una parola è stata detto dal premier Conte sull’argomento. Sarà messa in campo? Quando? Con che criteri? Non si sa.

Mancano poi enunciazioni che chiariscano altri diversi aspetti legati alla riapertura delle attività:  perché i cittadini possono fare jogging nel parco e i calciatori devono attendere per potersi allenare? Perché le mascherine a 50 centesimi e non gratis, visto che sono obbligatorie? Perché le lavanderie si e i negozi di abbigliamento no? Perché non si può girare da una regione a un’altra tra quelle che hanno contagi che si contano con una mano? Perché nulla è stato detto sul turismo? E la scuola? E i bambini?

Va precisato che tutto questo malumore non sale solo dalle opposizioni, come sarebbe normale, ma da ampie fasce della popolazione che finora hanno sempre sostenuto questo governo.