Ringrazio Italo Marinelli e Candido Paglione per l’onore riservatomi, avendomi dedicato tempo e una intera pagina del primo numero Cartaceo 2020 dell’Eco dell’Alto Molise. Troppo onore e troppa grazia.  Non sono un intellettuale come Italo, né un politico come Candido, ma mancherei loro di rispetto se fossi ligio al detto dantesco “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, alterato dal popolo in “non ti curar di loro ma guarda e passa”. Quindi, è con il massimo rispetto che mi accingo a dare un senso alle loro osservazioni.

Italo Marinelli, in sintesi, mi vede come un nemico che tenta di demolire Candido Paglione, con accuse stravaganti. E, aggiunge, che pensare di individuare la radice di tutti i mali nella istituzione di un ente e nel regionalismo in sé sarebbe una semplificazione che soddisfa l’esigenza tipica dei populismi…… Quindi, sarei un populista. Ferecate, si dice dalle mia parti. Non lo sapevo. Mio padre mi insegnò e lo insegnò anche a Italo (fu anche lui alunno di mio padre) che populismo è l’atteggiamento ideologico che, sulla base di principî e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi.  Viceversa io consideravo e considero la mia proposta di riaggregazione del Molise all’Abruzzo come una proposta liberale. Infatti, d’accordo con Ettore Bonalberti e altri liberali, ritengo che la realtà istituzionale regionale, diversificata tra cinque Regioni a statuto speciale e 15 regioni a statuto ordinario (20 Regioni che hanno raggiunto un livello di costi non più sostenibile dal bilancio nazionale), rappresenta una congerie di competenze accumulate in maniera confusa e  progressiva: dai decreti delega che, dal 1977,  hanno affidato alle regioni molte competenze amministrative, alle caotiche funzioni relative al controllo del territorio, ripartite e spesso rimpallate tra regioni, province e comuni, sino al decentramento delle leggi Bassanini e alla modifica del Titolo V della Costituzione con l’invenzione delle competenze concorrenti, fonti del caos permanente dei ricorsi presso la Corte Costituzionale. E’ questa la triste realtà in cui versa il nostro regionalismo permanendo l’ormai incomprensibile, iniqua e anti storica differenziazione tra regioni a statuto ordinario e regioni a statuto speciale. Se a questa gravissimo ircocervo istituzionale si aggiunge una sostanziale irresponsabilità amministrativa delle Regioni che vivono una schizofrenica situazione, tra competenze dirette in materia di spesa e competenze pressoché nulle in materia di entrate, in larga parte derivate dallo Stato, e, dulcis in fundo, gli immorali comportamenti sperimentati con i casi di corruzione-concussione (MOSE e affini) e scandalo di rimborsopoli, appare pressoché impossibile difendere l’attuale assetto istituzionale regionale. Meglio sarebbe, quindi, una revisione dell’assetto, in termini di Macroregioni.  I vantaggi delle Macroregioni sono semplici: economie di dimensioni tali da meglio soddisfare le esigenze dei cittadini, senza sprechi. Molti governatori hanno affermato nel tempo che Il confine inteso come ‘limes’ è ormai superato e infatti già molti enti, come provveditorati alle opere pubbliche, Enel, Anas, sono già strutturati in termini macro regionalistici. Per questo il territorio merita di essere riorganizzato, superando l’egoismo del particolarismo, per arrivare a quella grandezza che rappresenta un valore aggiunto sui tavoli in cui l’interlocutore ha un peso notevole rispetto all’attuale dimensionamento delle nostre amministrazioni, pensando, a esempio, alle infrastrutture, ai trasporti, alle politiche energetiche, in cui le sfide non sono sostenibili se non attraverso una diversa grandezza”. A tutto questo aggiungasi, per quel che attiene al nostro Molise riaggregato all’Abruzzo, che le ragione dello stare assieme superano, di gran lunga, altre intellettualistiche considerazioni.
Primo vantaggio: al Tavolo Stato Regione a ai vari Tavoli Europei, le popolazioni abruzzesi e molisane avrebbero maggiori probabilità di ottenere finanziamenti utili allo sviluppo del territorio. A titolo di esempio, per il periodo 2014-2020 ci sono risorse aggiuntive a livello comunitario da investire nell’area adriatica; il che significa che, con molta più probabilità che non ora,  potrebbero essere  sbloccati finanziamenti su opere infrastrutturali importanti e su distretti produttivi,  su poli turistici, su centri universitari e di servizi avanzati.
Secondo vantaggio: Riduzione dei costi della politica per riduzione degli organi politici e amministrativi intermedi. Un Consiglio regionale, invece di due, un Presidente di Regione, invece di due, 30 consiglieri regionali, al posto di circa 80;  riduzione ad un terzo di tutte le attuali consulenze; riduzione ad un terzo di tutti gli attuali gruppi politici regionali (nel Molise, scandalo su scandalo, al consiglio regionale sopravvivono circa 15 gruppi politici a fronte di 20 consiglieri. È di tutta evidenza che siamo in presenza di un caso in cui la matematica diventa una opinione, perché un gruppo,  invece di essere uguale ad almeno 3 persone, diventa uguale a una sola persona)
Terzo vantaggio: Riduzione delle spese per appalti e acquisti. E’ risaputo che acquisti e appalti gestiti su più vasta scala portano ad un risparmio di spesa.
Quarto vantaggio: Marketing territoriale, con Migliore e maggiore penetrazione del messaggio promozionale, con ricadute positive sul turismo.
Quinto vantaggio: Sviluppo di sinergie in molti settori dell’economia che riguardino   l’agricoltura, l’industria, lo sport, il turismo, la pesca non sportiva, la viabilità stradale e ferroviaria, l’archeologia, l’edilizia scolastica, la formazione professionale, ecc…
Sesto vantaggio: Abruzzo e Molise, insieme, sarebbero la più potente regione di transito tra l’ Europa dell’Est ed il Mar Tirreno, con ricadute significative su porti, autostrade e strade, viarie e ferroviarie.
Svantaggi? A me ne viene in mente uno solo: la perdita di potere e prebende da parte di una numerosa casta politica, quella che ha voluto la separazione tra Abruzzo e Molise  e fa opposizione e resistenza al cambiamento.

Questi sono fatti e non considerazioni generiche e demagogiche. Pensare a questa posizione come a un atteggiamento ideologico che esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi, è come voler dire che Delli Quadri vuole servirsi delle masse popolari, delle loro passioni sapientemente eccitate e nutrite, per i propri fini particolari, per le proprie piccole ambizioni. Quali, per favore?

Da parte sua, Candido Paglione, afferma di aver dormito più notti in Molise di quanto non lo abbia fatto io e si chiede: dov’era Delli Quadri mentre io mi sporcavo le mani in sessant’anni di attività di sindaco e di consigliere regionale?.Sono esterrefatto. In queste parole si intravede una forma di esaltazione per chi ha praticato la politica e di disprezzo per chi è stato costretto ad emigrare (negli anni 60 del secolo scorso chi andava a lavorare al Nord era un emigrante mal sopportato dal popolo del Nord). Io sono stato un emigrante, non per scelta ma per necessità. Purtuttavia, seppur a distanza di migliaia di Kmetri, non ho mai fatto mancare la mia opera di sostegno alla mia comunità originaria, con azioni ed opere, senza alcun tornaconto personale e senza chiudere occhi e orecchie di fronte allo sfacelo e alla disgregazione della mia terra. Lo stesso Candido Paglione, in una intervista rilasciata all’Eco dell’Alto Molise nel dicembre scorso, facilmente consultabile, afferma letteralmente che “Siamo a un punto di non ritorno – Si assiste a un depauperamento ulteriore di un’area che , in Italia, ha la percentuale massima di spopolamento – Da noi ci calpestano – Viviamo in un’area in cui non esistono i tempi tecnici per salvare una vita in pericolo – Tutto ruota sul maledetto disavanzo della sanità molisana, costretta a continuo commissariamento – Siamo in presenza di un pozzo senza fondo: si tagliano ospedali e posti letto ma i costi, invece di diminuire, continuano ad aumentare – C’è una sperequazione spropositata a favore della sanità privata”.
Candido Paglione ha svolto attività politica e ha gestito, con altri, la Regione Molise. Io sono stato in giro per il mondo a guadagnarmi la pagnotta e ho dovuto attendere 50 anni per godere della pensione. Da cittadino, senza tornaconti, ho denunciato la situazione di spopolamento demografico economico e sociale del Molise riconducibile, senza tema di smentite, alla gestione politica e amministrativa dell’Istituzione Regione Molise. Oggi, Paglione, con dichiarazioni pubbliche, come quelle su riportate, è d’accordo con me su questo sfacelo. Dovrebbe essere coerentemente conseguenziale e accettare le critiche piuttosto che continuare a difendere indefessamente l’autonomia regionale e la casta regionale che ne approfitta e ne gode con privilegi inaccettabili come le pensioni d’oro. Soprattutto, non dovrebbe prendersela con gli emigranti che esprimono un pensiero. Paglione, ma mi faccia il piacere era il titolo dato dall’Eco a una mia intervista. Io mi limito a dire: Paglione fa un esame di coscienza e, soprattutto, non prendertela con chi, con il dito, si limita a indicare la luna.