A forza di non scegliere o scegliere male, non saremo mai padroni, come italiani, del nostro destino. Saremo, di volta in volta, al guinzaglio di Americani, Russi, Cinesi, Tedeschi, un po’ come già avvenuto nei tempi passati.


Oggi il Consiglio dei Ministri emanerà il decreto già detto di aprile, poi di maggio e, poi, temendo di non concluderlo mai, del rilancio, con dubbi crescenti che esso possa rilanciare l’economia italiana al crescere dei ritardi con i quali viene emanato.

Ma i dubbi non sono legati solo ai ritardi dell’emanazione. I dubbi sono legati anche e soprattutto ai suoi contenuti e alla strategia socio-economica del tutto assente in esso. Oramai è di tutta evidenza che, risolti gli ultimi aspetti dell’intrigata vicenda legata alla spartizione di 55 miliardi di euro che il contagio ha liberati, il decreto sarà un’enorme e composita distribuzione a pioggia di risorse che avrebbero dovuto trovare ben altra destinazione. Infatti, il decreto toccherà tutti i gangli della società italiana già sfilacciata e frammentata i comparti socio-economici che, nell’insieme, non disegnano il futuro del Paese, per cui assisteremo all’aumento della platea dei percettori del reddito di cittadinanza, alla platea dei percettori del nuovo reddito di emergenza, a crediti di imposta per gli affitti, all’assunzione di personale nella pubblica amministrazione, a bonus bebé e bonus ferie, alla ricapitalizzazione di decotte società di Stato, come l’Alitalia. Resteranno briciole per tutto ciò che produce ricchezza. Eppure, anche i politici meno avveduti sanno che un euro investito in attività produttive produce lavoro, un euro dato in beneficenza produce assuefazione all’assistenza con scarse ripercussioni sulle attività produttive  se non quelle della catena alimentare. Un certo Achille Lauro, ex sindaco di Napoli era l’emblema di questo concetto, un modo rozzo e disonesto per amministrare il consenso.

L’Italia del futuro non può e non deve essere soltanto quella dei redditi d’emergenza e di cittadinanza.  L’Italia del futuro dovrebbe poggiare su fondamenta forti e importanti che implicano investimenti in infrastrutture fisiche e digitali, istruzione, edilizia scolastica, ricerca, nuovi prodotti e nuovi processi. ambiente, energia. Tutto ciò, insomma che produce ricchezza, lavoro e sostenibilità del sistema.

Ma questo significherebbe fare scelte e assumersi la responsabilità di dare al Paese una direzione. Avremo, invece, l’abituale maxi provvedimento che confermerà ancora una volta come la passione della politica nazionale è quella di occuparsi di risorse e soldi da distribuire, con la beffa che, a forza di non scegliere, non saremo mai padroni, come italiani, del nostro destino. Saremo, di volta in volta, al guinzaglio di Americani, Russi, Cinesi, Tedeschi, un po’ come già avvenuto nei tempi passati.