Intendiamoci subito. I 55 miliardi del decreto, prima aprile, poi maggio e poi rilancio, non sono soldi che piovono dal Cielo o dalle tasche dei ministri o dei deputati o dei senatori. Sono soldi presi a prestito da chi sottoscriverà i nostri titoli di stato. Sono altre cambiali che graveranno sulle spalle delle generazioni future. Il debito pubblico sta innalzandosi dal 135% pre-crisi al 155% circa. Gli interessi che saremo chiamati a pagare in futuro saranno sempre più salati, per somme sempre più sottratte allo sviluppo e alle attività produttive.

Ciò premesso, il decreto andava fatto perché la popolazione italiana non garantita stava soffrendo enormemente e non certo per colpa sua. Rispetto alle esigenze è stato fatto con tanto ritardo,  ma andava fatto.

Purtroppo è stato fatto nel modo più semplice ed elementare possibile e non nel modo più coraggioso e redditizio. È stato compilato un  elenco di tutte le categorie interessate e, a pioggia, vengono distribuiti i 55 miliardi, proporzionalmente alle sofferenze subite. Modo semplice ed elementare perché di facile lettura ed esecuzione: solo prelievi di cassa ed uscite di cassa senza altra condizione che l’essere regolarmente registrati in quelle categorie. Modo meno coraggioso e redditizio perché si sta dando da mangiare a chi non ha da mangiare (nobilissimo gesto che, ripeto, sarà pagato dalle generazioni future e non da chi sta decidendo oggi) ma non si sta insegnando ad operare per ottenere i redditi utili al sostentamento. Come dire che, finite queste uscite di cassa, non avremo una Italia con la capacità produttiva tale da consentire alla sua popolazione di sostenersi autonomamente. Facile immaginare un impoverimento generale o depauperamento felice tanto caro a Grillo.

Peraltro, nel decreto, manca un’anima riformatrice, manca una visione futura dell’Italia. Tutto resta uguale a prima, salvo una sola piccola grande eccezione: la regolarizzazione di poveri disgraziati sfruttati da caporali, cooperative  e singoli cittadini. Si parla, da parte della destra, di regolarizzazione dei clandestini. In effetti si tratta di far emergere, dal lavoro nero, centinaia di migliaia di poveri sfruttati lavoratori, italiani o stranieri già sul suolo italiano.

Troppo poco per una azione che travalichi la semplice assistenza. Sanno tutti che altri miliardi da distribuire a pioggia non saranno disponibili. Potranno essere utilizzati i miliardi del MES per sostenere solo i costi  diretti e indiretti della sanità. Potranno essere utilizzati altri strumenti finanziari per progetti specifici, ma non più per foraggiare un sistema assistenziale già di per sé molto pesante.

Da qui molti malumori nella maggioranza formata da forze che, politicamente, viaggiano su binari a volte divergenti. Non solo. Dentro lo stesso M5S divergono le posizioni, tanto da irritare gli altri alleati al punto far dire a uno dei maggiori esponenti DEM: “Ora basta, così non si può andare avanti, questa è l’ultima volta….”

Tra gli slanci di Matteo Renzi, le bacchettate amorfe del Pd, le inutili barricate pentastellate, l’incredibile caso Bonafede-Di Matteo, tra qualche mese scopriremo se l’Italia vorrà abbandonare la facile ma non redditizia strada dell’assistenza e intraprendere quella meno facile ma più coraggiosa dei cantieri aperti, delle riforme, dello sfoltimento della burocrazia. Sapremo, quindi, se sarà ancora Conte a dare le carte della partita politica.