Non credo che Nicola Zingaretti guardi ancora a Giuseppe Conte come la massima espressione dei progressisti italiani cui dare le chiavi di tutto il centro sinistra. Troppe le divergenze sul tappeto, troppe le dissonanze, troppe le incomprensioni, troppe le discrepanze tra il PD e Conte e, di conseguenza, tra il PD e i 5S, visto che il presidente del Consiglio sta sposando tutte le impostazioni dei grillini. Lui tenta di mediare, in effetti trascina decine di problemi alle calende greche, temendo le reazioni dei 5S, mentre avrebbe dovuto già essere pronto al termine del lockdown, vale a dire più di un mese fa.

E il caso Genova arriva puntuale a far esplodere il quadro di una alleanza mai nata. Anche tra Lega e 5S c’erano divergenze ma, se non altro, avevano abborracciato un “contratto”. Qui, con il governo giallo-rosso, niente, neanche l’ombra di una intesa organica ma solo un rinvio continuo dei problemi, in assenza di una intesa seppur minima.

In particolare a Genova succede che il PD ha nel primo punto del programma la realizzazione della Gronda e il M5S quello di non farlo. Il PD è per i cantieri navali e il M5S li ha sempre visti come un fattore di inquinamento ambientale. E, su Autostrade, uno vuole la revoca delle concessioni e l’altro è il partito che quelle concessioni le ha concesse e dubita che si possano revocare.

Sto parlando solo di Genova. Se allarghiamo lo sguardo sul quadro nazionale (Ilva, Alitalia, MES, Cantieri, Scuola, Digitalizzazione, infrastrutture in genere), la speranza di una soluzione dei problemi fa fatica a farsi strada.