Fare il gallo sulla monnezza non è un detto locale. È noto in tutta Italia e forse in tutto il mondo. E ben si addice a Giuseppe Conte, di certo buon avvocato, ma del tutto facilitato dalla presenza di comprimari che, oltre ad essere completamente a digiuno di competenze necessarie, sono in preda a un raptus di nichilismo, anarchia, disordine, confusione.

Non a caso, a distanza di un anno dal Papeete di Salvini e dalla sua voglia di autodistruzione, il capo della Lega parla ancora e solo dei migranti, senza tema di diventare antipatico anche a sé stesso; il M5S cambia, di colpo, pelle e si trasforma in partito ma solo tecnicamente perché è del tutto assente la radice strategica e programmatica; Zingaretti continua a brancolare nel buio delle idee perdute dalla sinistra e non sa veramente quello che vuole tanto che, richiesto di dire la sua su come spendere la montagna di debito concessoci dall’Europa, sa solo compilare la lista della spesa preoccupandosi che nessuno rimanga deluso; Renzi, Calenda, Berlusconi e Meloni sono ai margini del sistema pur potendo vantare sensibilità politica e competenze. 

Gioco forza, come conseguenza, il Governo procede senza una visione del futuro, senza una idea condivisa di cosa dovrà essere l’Italia delle future generazioni. In assenza di una strategia elaborata, discussa e proposta al Paese, Giuseppe Conte continuerà nel suo giochino di convocare a Palazzo Chigi altri Stati Generali, ovviamente sotto altro nome,  chiederà consigli, consulterà i sindacati, le imprese, le mille associazioni e lobby, salvo, poi, come già avvenuto con il Cura Italia (25 miliardi), Rilancio Italia (55 miliardi) e Sistemazione Italia (altri 25 miliardi), decidere, in perfetta solitudine, come spartire gli altri 209 miliardi che l’Europa ci ha autorizzato a spendere.

Infatti, Giuseppe Conte, ha deciso di utilizzare, per questo compito, il comitato (CIAE) composto dal premier, che lo presiede, dal ministro degli Affari europei Amendola, dal titolare degli Esteri Di Maio e da quello dell’Economia Gualtieri, come dire, faccio tutto io”. E, in questo approccio da gallo sulla monnezza, distribuirà a destra e a manca, magari contento dell’assalto alla diligenza che, com’è nell’ordine delle cose italiane, scatterà inesorabilmente non appena i soldi saranno resi disponibili. Avremo, così, Conte che salirà sulla rotonda romana per dirigere, da perfetto vigile urbano alla Alberto Sordi, il traffico dei flussi finanziari verso le diverse  categorie del Paese.

Se fosse uno statista, avrebbe, da tempo, fissato le priorità che necessitano per lo sviluppo del paese, assumendosi la responsabilità delle decisioni politiche generali e poi avrebbe lasciato, a un organismo indipendente, la soluzione tecnica del progetto di sviluppo. Invece procederà, da solo, secondo le convenienze del momento, le simpatie del momento, il clima del momento, da fine coltivatore del culto di sé stesso. Purtroppo, può farlo per l’assenza di una classe politica degna di questo nome e la presenza di un popolo disorientato.