I Benetton hanno approfittato e continueranno ad approfittare della debolezza e della incapacità dei nostri governanti. Il loro gioco è facile e rimanda ai tempi degli Agnelli, l’avv. Gianni Agnelli, in particolare. Basta mandare avanti il ricatto dei licenziamenti per decine di migliaia di lavoratori e la classe dirigente del nostro paese se la fa sotto.
Il Governo Conte, non diversamente da tanti altri, nonostante le tante raccomandazioni arrivategli da Italia Viva di evitare frasi ad effetto e senza costrutto, sulla scia dei tanti illusi del M5S, Gigino di Maio in testa, ha fatto la voce grossa: Revoca della Concessione senza se e senza ma, . Ma la realtà è più tosta. Al Governo non si gioca ai monopoli e ci sarebbe da giocare duro. Ma, stringi stringi, al momento della decisione, di fronte ai tanti rilievi noti da tempo, la paura fa novanta e le briglia tese da forzuto novello nembo kid si allentano in una melassa. I rilievi noti da tempo vengono di nuovo al pettine: Atlantia e Autostrade rivendicano di aver accettato tutte le condizioni poste dal Governo. Hanno detto sì alla ricostruzione del Morandi, al risarcimento da 3,4 miliardi, al nuovo sistema tariffario, ai 14,5 miliardi di investimenti, ai 7 miliardi per le manutenzioni della rete autostradale. E anche alla riduzione di 2/3 dell’indennizzo in caso di rescissione anticipata della concessione. Hanno detto si anche alla cacciata dei Benetton….Ma….ma non accettano di svendere la società, chiedono che si rispettino le regole di mercato e, soprattutto, chiedono la manleva cioè vogliono firmare  un accordo con cui lo Stato o chi per esso si obblighi a tenere indenne Atlantia da pretese patrimoniali avanzate da terzi per un evento passato, precedente l’accordo.

Alla fine piazzano la bomba:L’eventuale revoca provocherebbe un default sistemico gravissimo, esteso a tutto il mercato europeo, per oltre 16,5 miliardi di euro, oltre al blocco degli investimenti. Verrebbero così messi a serio rischio settemila posti di lavoro”. Tradotto: se scatta la revoca allora Autostrade salta per aria e vanno a casa settemila persone. 

Con una chiosa che sa di presa per il culo: “La società confida nella capacità di mediazione e nell’equilibrio del presidente Conte e del suo Governo, considerandolo un riferimento di garanzia per tutti”. E così Conte e Di Maio si ritrovano addosso il peso di dire sì alla revoca. E, allora, ecco che i Don Abbondio della politica italiana preferiscono rinviare, come hanno sempre fatto dacchè sono al Governo. Rinviano e rinviano, come con Alitalia e Ilva. Staremo a vedere se si scriverà la parola fine o se seguiranno altri ultimatum che avranno il volto di penultimatum a perdere.