Si parla tanto di Regioni che non avrebbero assolto al ruolo loro assegnato dal Titolo V della Sostituzione: gestione del sistema sanitario. Molti dimenticano che due articoli della stessa Costituzione contrastano con le norme di detto Titolo V, tanto che Giuseppe Conte li sta utilizzando in lungo e in largo con le sue collezioni DPCM di primavera-estate e di autunno-inverno . Ogni studente di Giurisprudenza del primo anno sa che il Governo può, in casi straordinari di necessità e di urgenza, adottare sotto la sua responsabilità atti con forza di legge (art. 77 della Costituzione). Con la pandemia in atto ci troviamo sicuramente di fronte a un’emergenza vera, a una situazione straordinaria di necessità e di urgenza che legittima il Governo ad assumere questi atti che, sottoposti immediatamente al Parlamento per la sua approvazione, decadono se non vengono convertiti in legge. Quello studente sa anche che di fronte alla frammentazione delle competenze che il Titolo V esalta (non a caso il referendum Renzi del 2016 voleva regolamentare meglio tale frammentazione) la Costituzione provvede, all’articolo 120, che il Governo può sostituirsi alle regioni e agli altri enti territoriali in caso di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica.

Questo, quindi, stabilisce che in capo soprattutto al Ministro della Sanità persistono delle responsabilità ben precise che lo chiamano, in primis,  a discolparsi per aver combattuto quel referendum del 2016 che avrebbe evitato l’intollerabile balletto di questi giorni tra Stato e Regioni e, in secundis, per non aver vigilato sulle Regioni stesse. Oggi mancano, secondo i dati forniti dal commissario Domenico Arcuri, 1600 posti letto di terapia intensiva e nei mesi scorsi le singole regioni non hanno ricevuto i ventilatori necessari. Cosa ha fatto Speranza? È rimasto in speranzosa attesa dello Spirito Santo? Cosa assolutamente inaccettabile se si pensa alle migliaia di miliardi già spesi per fronteggiare la situazione e se si pensa anche all’indecoroso balletto sui miliardi utili alla Sanità del Mes si, del Mes no.

Ma questo è poco perché Speranza, questa volta in combinazione con il Premier Giuseppe Conte e con un’altra sprovveduta ministro, la De Micheli, nulla ha fatto per sistemare la situazione dei trasporti di esclusiva loro competenza.  Infatti, il nostro paese è costretto a nuove restrizioni anche per via del settore del trasporto pubblico dove si è lavorato poco. Su pensiline strapiene o carrozze di treni con centinaia di persone senza finestrini, la sicurezza non è garantita. La questione è cruciale. Regioni e città si muovono ognuna in maniera diversa, i controlli sono pressoché inesistenti ovunque e le circostanze di assembramento persistono. Non si vedono i mezzi pubblici in più che sarebbero dovuti arrivare nelle città. Speranza e De Micheli si trinceano dietro medie nazionali che darebbero risultati tranquillizzanti. Dimenticano i mezzi pubblici al collasso nelle ore di punta. Trilussa, a questi due, non ha insegnato nulla, ma …. er popolo lo sa che…. da li conti che se fanno, secondo le statistiche d’adesso, risurta che te tocca un pollo all’anno: e, se nun entra ne le spese tue, t’entra ne la statistica lo stesso, perché c’è un antro che ne magna due).