Matteo Renzi non arretra di un millimetro. All’accusa di Giuseppe Conte: «I distinguo del giorno dopo francamente mi sorprendono», ha risposto a brutto muso: «Conte non si stupirebbe dei distinguo del giorno dopo se solo imparasse ad ascoltare i suggerimenti del giorno prima. Troppo facile ignorare le nostre idee e poi lamentarsi perché non siamo d’accordo. Su cultura e ristorazione il premier sta sbagliando. Chiudendo ristoranti alle 18 e chiudendo i luoghi della cultura non diminuiscono i contagiati: aumentano solo i disoccupati».  E oggi, su REP, intervistato da  Annalisa Cuzzocrea, ha rincarato la doseServono decisioni basate su valutazioni scientifiche e non su emozioni irrazionali. Il decreto è tecnicamente sbagliato perché non poggia su dati scientifici, ma sulle ansie di alcuni ministri preoccupati. È un decreto che non riduce il numero dei contagiati, ma aumenta il numero dei disoccupati. Fomenta le tensioni sociali di un Paese diviso tra garantiti e non, crea un doppio binario sui ristori economicamente insostenibile nel medio periodo. L’utilità del dpcm dal punto di vista sanitario è tutta da dimostrare, mentre è certo sia dannoso a livello economico e sociale. E inoltre tradisce una visione ottocentesca della cultura vista come mero divertimento di cui si può fare a meno e non come pilastro – anche economico – della nostra identità: preoccuparsi dei cinema e dei teatri senza aver fatto funzionare trasporti e tamponi è umiliante”.

Dopo aver evidenziato che troppi tecnici consulenti del Governo passano più tempo ad apparire in Tv che a studiare le carte, Renzi auspica un piano serio, anche duro se serve, ma un piano strategico da qui a sei mesi. Non decreti a getto continuo che scadono dopo sei giorni. Il virus è forte, ma non giriamoci intorno. Francia e Germania, seppur colpite duramente,  tengono comunque aperte le scuole. La ripartenza della scuola da noi è fallita perché abbiamo pensato ai banchi a rotelle e non ad avere un punto medico in ogni istituto. Perché abbiamo esasperato i professori con regole burocratiche, ma non abbiamo fatto funzionare i trasporti. Qui fanno tutti dirette Facebook – anche qualche presidente di Regione – ma poi i posti in terapia intensiva non sono cresciuti quanto necessario. E ci sono meno medici per colpa anche di quota 100. La gravità della pandemia impone serietà nelle risposte, parlando il linguaggio della verità, non degli slogan”.

Infine Renzi torna su Conte che parla di “giochini politici” e precisa: “Questo modo sbrigativo di rispondere alle critiche mi sembra più adatto a un populista che a un premier. Che vuol dire giochini politici? Vorrei ricordare che, senza i miei giochini politici di un anno fa, oggi Conte farebbe il professore all’Università di Firenze e in queste ore si occuperebbe di come funziona la didattica online da Novoli, non di DPCM. Io faccio politica, non giochini. E suggerisco al premier di farsi aiutare dalla sua maggioranza anziché considerarsi depositario della verità. Vogliamo dare una mano, ma fare politica per noi non è una parolaccia, non siamo populisti noi”.





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