In una lettera di questa mattina al Correre, innanzitutto, Berlusconi, contesta a Salvini la sua visione miope di piccolo borgataro, quando afferma che “Si tratta di essere consapevoli del fatto che l’Italia si trova nel mezzo di una crisi drammatica, una crisi sanitaria ed economica senza uguali almeno dal dopoguerra. È una situazione di emergenza che riguarda il mondo intero, ma che in Italia si innesta su una serie di problemi storici, di debolezze e diseguaglianze strutturali, di contraddizioni irrisolte.”. La sua proposta di collaborare con il Governo va, ovviamente, solo nel segno di dare una mano. Per questo è pronto a votare la legge di bilancio del Governo stesso partendo, però, da una analisi tra popolazione garantita (lavoratori dipendenti, pubblici impiegati, pensionati, che comunque vanno ringraziati per il loro lavoro che, nella stragrande maggioranza, è stato o è duro e serio, sia nel pubblico che nel privato) e popolazione non garantita (lavoratori autonomi, commercianti, artigiani, professionisti, piccoli e piccolissimi imprenditori, partite Iva, lavoratori a contratto,  che, oggi, rischiano di essere abbandonati a loro  stessi): “La rabbia, il dolore, la disperazione che scorgiamo negli occhi di molti — che vedono vanificata l’attività di una vita, i sacrifici fatti, la speranza di un futuro per sé e per i propri figli — sono sentimenti che non solo condivido, ma richiedono risposte concrete e urgenti. Non ci possono essere due Italie, una che si salva, l’altra — quella del lavoro autonomo — che deve cavarsela da sola, oppure viene lasciata affondare. Anche perché l’una senza l’altra a lungo andare non regge”.
E fa delle proposte concrete: sospensione di tutti i pagamenti verso lo Stato per queste categorie almeno fino al 31 marzo 2021. E ancora …..occorre assegnare loro un indennizzo, pari ad una quota importante del reddito dichiarato nell’anno precedente, per i mesi di forzata inattività o di grave riduzione dell’attività. Una tutela simile a quella giustamente assegnata ai lavoratori dipendenti che perdono il lavoro o che sono messi in cassa integrazione.
Berlusconi sa che lo Stato non ha soldi suoi, si pone il problema di come si possa finanziare tutto questo e lo dice apertamente non nascondendosi dietro parole prive di senso come fanno diversi uomini attualmente al governo che si fanno grandi con i soldi degli altri: “Tutto si finanzia naturalmente purtroppo a debito. Purtroppo, perché lo stiamo mettendo a carico delle generazioni future. Ma è un debito «buono» non soltanto per ragioni di equità, ma soprattutto perché se non usciamo tutti insieme da questa fase drammatica il futuro potrebbe non esserci per nessuno”.