La resilienza, per una persona o per una comunità, è la capacità  di far fronte in maniera positiva agli eventi. Ed è proprio questo aspetto che, studiato da Mauro Agnoletti, docente dell’Università di Firenze, Simone Manganelli, capo divisione della ricerca finanziaria alla Bce, e Francesco Piras, ricercatore dell’Ateneo fiorentino, ha portato alla conclusione che il Covid-19 si propaga di più nelle aree a forte intensità energetica (zone industriali e agro-industriali) e molto meno nelle area a bassa intensità energetica (zone interne rurali). Il che sta a significare che politiche, differenti da quelle seguite finora, che aiutino a rivitalizzare le aree rurali, possono contribuire non solo a superare la crisi innescata da Sars Cov 2, ma anche a rendere la popolazione più resiliente in caso di future pandemie”.

La foto pubblicata su ilfattoquotidiano.it ci rinvia l’immagina plastica dell’assunto del lavoro svolto dai 3 ricercatori, pubblicato su Landscape and Urban Planning e sulla Working Paper Series della Bce. “E – come ha spiegato  sempre a ilfattoquotidiano.it il professore Mauro Agnoletti, è una mappa che mostra immediatamente quello che è accaduto e sta accadendo nel nostro Paese”.

Il territorio nazionale è stato diviso in due macro-categorie: quella dei paesaggi intensivi (che comprende sia i paesaggi rurali urbani e periurbani di colore bianco sia quelli ad alta intensità di colore verde), e quello dei paesaggi non intensivi (colori arancioni e blu). Nel paesaggio meno intensivo ci si ammala tre volte di meno. Infatti, nelle zone meno industrializzate e dove resistono sistemi di agricoltura più tradizionale i casi sono 108 ogni 100 chilometri quadrati. Nelle aree, invece, più soggette a inquinamento causato da nitrato, metano ed emissioni di ossido nitroso, che incidono sulla qualità ambientale, la media è di 286 casi ogni 100chilometri quadrati. Dalla mappa è evidente la situazione della Pianura Padana, la più colpita, ma lo sono anche il fronte adriatico dell’Emilia Romagna, la valle dell’Arno tra Firenze e Pisa, le aree che circondano Roma e Napoli.

Lo studio si conclude con un chiaro invito a che “siano riprese in considerazione le politiche volte a riportare le persone nelle aree rurali”, magari con incentivi adeguati e che possono avere effetti economici “nella misura in cui riducono il contagio e infondono fiducia. Ciò vale – sottolineano gli autori dello studio – non solo nella situazione attuale, ma soprattutto alla luce di future pandemie”. L’obiettivo dovrebbe essere “quello di identificare le opportunità basate sulle risorse specifiche uniche di queste aree, piuttosto che cercare di farle funzionare allo stesso modo delle regioni industrializzate”.