Riprendo il resoconto che la giornalista Maria Teresa Meli ha riportato sul corriere della sera. È un vero e proprio verbale che traccia una immagine del governo davvero impressionante. Teresa Meli e il Corriere mi perdoneranno ma queste verità non possono essere taciute o conosciute solo da chi legge il corriere. Per questo mi assumo la responsabilità di divulgarle.

Si va in scena alle undici e mezzo. La delegazione di Iv fa il suo ingresso con Rosato, Maria Elena Boschi, Davide Faraone e le ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti. Giuseppe Conte è affiancato da Roberto Gualtieri, Enzo Amendola e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro. Rosato interviene come da copione. Quindi è la volta del premier. Conte: «Ci dovreste mandare subito il vostro contributo al piano del Recovery, così acceleriamo i tempi». Raccontano che il presidente del Consiglio ormai nutra una grande diffidenza nei confronti di Renzi e che preferisca di gran lunga parlare con Maria Elena Boschi, che conosce dai tempi di Firenze. Ma forse da ieri si è ricreduto. Boschi: «Guarda che noi adesso abbiamo la manovra di cui occuparci, non sarebbe serio non interessarcene per dedicarci a questo. Peraltro la vostra bozza è arrivata solo l’altra sera. Dobbiamo avere il tempo di leggerla e di fare le nostre osservazioni. Perciò diciamo che se ne parla per il 28 o il 29». Conte: «Ma così rischiamo di ritardare troppo». Boschi: «Chi rallenta sei tu, non noi. Tu hai fatto un’intervista il 6 dicembre per dire che sul Recovery era tutto fatto. Due giorni dopo hai convocato un Consiglio dei ministri e hai mandato un emendamento alla manovra alle due di notte. Dopodiché non ti sei fatto più sentire fino ad ora». Conte: «Ma quella volta c’è stato un fraintendimento. Chi ha mai detto che volevamo fare un emendamento alla legge di Bilancio? ». Boschi: «Lo avete detto voi, all’articolo 184 della legge di bilancio». 

Ed ecco subentrare l’altra grande protagonista dell’incontro. Bellanova: «Ma ci state prendendo in giro!». Conte: «Ma no, non era un emendamento». Boschi: «Guarda che sappiamo come si scrive un emendamento, ed era formulato proprio in quel modo». Bellanova: «Va bene allora se non sapete nemmeno che cos’era vuole dire che questo è un governo non inutile ma pericoloso». Conte insiste. Mormorio al suo fianco. Gualtieri e Fraccaro: «Ehm, presidente si, effettivamente è così, era un emendamento». Boschi, con la matita blu e rossa: «C’è anche un problema che riguarda la prescrizione nella parte relativa alle “riforme di sistema”». Gualtieri: «Ma veramente? Io non l’ho letto». Bellanova: «Complimenti, non lo hai nemmeno letto. Ma perché dovremmo discutere con chi non legge neanche i testi? Perché?». Gualtieri ad Amendola: «Tu hai questo testo ?». Amendola a Gualtieri: «Guarda che lo hai anche tu». Bellanova guarda Boschi, Boschi guarda Bellanova. Occhiata d’intesa. Quindi, Boschi: «Va bene diciamo che il tempo che passerà di qui a lunedì, martedì non servirà a noi per preparare i contributi ma a Gualtieri per leggere il testo». Conte, di nuovo: «Comunque la governance per il Recovery serve, perché c’è bisogno del monitoraggio dei progetti. Ce lo chiede l’Europa». Boschi: «Ti vorrei ricordare che prima c’è la nostra Costituzione e poi l’Europa». 

Epilogo. La ministra dell’Agricoltura Bellanova si prepara ad affrontare i giornalisti; mentre scende quasi urla: «È un ipocrita! Ci ha detto che sulla task force non voleva fare un emendamento alla manovra». Mentre le urla si rincorrono nella tromba delle scale, comincia la riunione con Leu.