Enzo Carmine Delli Quadri

La lega di Matteo Salvini, in modo spregiudicato e camaleontico, ha deciso di appoggiare i referendum promossi dai radicali. Sono ben sei:

  1. la responsabilità dei magistrati, 
  2. i meccanismi di elezione del Consiglio superiore della magistratura, 
  3. la limitazione della custodia cautelare, 
  4. la separazione delle carriere, 
  5. il ruolo dei componenti non togati (come gli avvocati) nei collegi giudiziari, 
  6. l’abolizione di alcune norme della legge Severino in materia di ineleggibilità.

I sei quesiti referendari depositati in Cassazione sono espressione del «liberalismo giudiziario» che Marco Pannella ha lasciato in eredità ai radicali. Arrivano nel momento in cui la magistratura non gode più del consenso incondizionato dell’opinione pubblica. Pertanto, sono di facile presa presso quella opinione pubblica esasperata dai tanti scandali che, negli anni, hanno coinvolto anche le figure più prestigiose della Magistratura.

E, guarda un po’, trovano impreparato il PD, non quello di Renzi, ma quello degli eredi del Pci, della sinistra democristiana, del Pds, dei Ds  perché, da sempre, quel partito si è schieratp con il «partito delle Procure». Anche se con qualche distinguo, Pd e predecessori, salvo l’epoca renziana, non hanno mai rotto con il giustizialismo giudiziario. E non lo hanno fatto perché, vigliaccamente, salvo casi particolari, le procure, nel bene e nel male, a ragione o a torto, sparavano e sparano nel mucchio dei loro avversari, si chiamino Craxi, Berlusconi, Salvini, Renzi. Ancora oggi, per esempio, sono le procure che, nel tripudio di D’Alema, Orlando, Travaglio, Toninelli, Di Maio, Zingaretti & C., conducono una campagna feroce contro la famiglia Renzi. 

Ma arriva sempre inaspettata la legge del contrappasso: la stagione del giustizialismo trionfante è ormai alle nostre spalle e l’iniziativa referendaria apre un conflitto all’interno del Pd. Alcuni temono di essere sopravanzati dalla lega nel comune sentire del popolo e si dicono disposti ad appoggiare i referendum; altri frenano; Enrico Letta, poverino, rinchiuso nella sacrestia del Nazareno, non sa che pesci prendere e, con flebile voce, fa sapere che “non si deve far il gioco dei radicali, di Salvini, Berlusconi e Renzi”. Al suo fianco troverà sicuramente Conte e una parte dei grillini che non vorranno rinunciare al loro grado alcoolico di giustizialismo ma, se non vorrà che il Governo Draghi cada e, con esso vadano a ramengo tutti gli sforzi fatti per risollevare le sorti dell’Italia, dovrà evitare di uscire dalla Sagrestia.