Sono in tanti che si agitano attorno al morente politicamente ed economicamente Molise (grazie a Dio, nessuno potrà mai cancellarlo per i suoi tesori ambientali e storici inestimabili), e tutti hanno ricette più o meno rispettabili. Fanno leva sul concetto di “unione per avere maggiore forza” e propongono la Moldaunia, come fusione tra Molise e provincia di Foggia oppure il Molisannio, come fusione tra Molise e la provincia di Benevento, quest’ultima nata dopo un incontro tra Clemente Mastella, sindaco di Benevento e Donato Toma, governatore del Molise.

Nell’ottica del rafforzamento delle proprie posizioni per poter contare di più a livello nazionale, e in particolare sui tavoli negoziali per la divisione degli investimenti statali, questi propositi sono del tutto condivisibili. La situazione del Molise è molto grave e non meno grave è quella delle province di Foggia e di Benevento. Anzi, possiamo affermare che la situazione molisana è migliore di quella delle due province, almeno dal punto di vista economico. Infatti, il pil (prodotto interno lordo) pro-capite 2019 molisano è pari a euro 21.100; quello della pr. di Benevento, pro-capite 2019 pari a euro 16.000; quello del pr. di Foggia, pro-capite 2019 pari a euro 15.900.

Pertanto, ogni tentativo per frenare la crisi economica e la conseguente emorragia sociale e demografica di questi territori va sostenuto, supportato e appoggiato.

Mi chiedo, però, che valenza negoziale può avere una raggruppamento di forze che porta il Molisannio ad appena 550.000 residenti circa e la Moldaunia a 900.000 circa? Peraltro il Molise peggiorerebbe la sua situazione già depressa di territorio con baricentro lontano dalla costa adriatica, l’unica vera risorsa di qualsiasi territorio nazionale per via dei flussi commerciali e turistici. Si ha, poi, idea di quale processo normativo occorre per giungere a quelle fusioni? Ci vogliono anni ed anni e tantissima coesione politica e sociale, del tutto assente, oggi, nei nostri territori.

Allora la domanda è molto semplice: se effettivamente c’è la consapevolezza che la regione Molise sta vivendo una situazione critica da tutti i punti di vista (avrebbe fondi bastevoli solo per mantenere l’apparato politico-amministrativa che la governa), e visto che occorre una procedura amministrativa che richiede tantissime costosissime risorse, perché non si entra nell’ottica già progettata, disegnata e approntata delle macroregioni? Perché, ognuno per la propria parte, non spinge a che le macroregioni siano portate definitivamente all’attenzione del Parlamento?

Sembra banale affermare che se lo scopo è rianimare l’asfittico Molise (per il bene comune di tutti e non solo di alcuni), tutte le forze vanno concentrate per tornare a riaggregarsi con l’Abruzzo (Pil pro-capite 2019 pari a euro 25.100) e finanche con le Marche (pil pro-capite 2019 pari a euro 27.700). Qui, guardando alle conseguenze, vale un detto antico difficilmente smentito (mittete che chi è meglie de te e pagagle le spese)

Forse Donato Toma non sarebbe più governatore e forse Clemente Mastella non avrebbe un potere maggiore di quello che oggi ha ma di sicuro il Molise, con l’Abruzzo, diventerebbero la più potente regione di transito tra l’ Europa  dell’Est ed il Mar Tirreno; il porto di Termoli sarebbe lo scalo più a Sud di questa potente regione di transito, con beneficio di entrambe le regioni, oggi separate; come già sta avvenendo ma in una prospettiva “povera”, attirerebbero una buona parte di Comuni confinanti della Campania; otterrebbero ben presto anche le Isole Tremiti (che vogliono staccarsi dalla Puglia ma non hanno certo voglia di aggregarsi al solo Molise); terreni ed immobili molisani riacquisterebbero il loro valore oggi, in molte zone, quasi azzerato; sarebbe disponibile un budget appropriato e congruo per una buona politica per il turismo; il tavolo negoziale degli investimenti statali ed europei vedrebbe la presenza di un politico indicato da 1.600.000 residenti (nel caso di Abruzzo e Molise) o da 3.100.000 residenti (nel caso di Abruzzo-Marche-Molise)

In ogni caso, inutile farsi illusioni. Per un maggior beneficio della popolazione molisana occorrerebbe eliminare la Crosta di un governatorato, 6 Assessori, 20 consiglieri regionali, 16 gruppi consiliari con altrettanti capigruppo (dove sfidando la matematica ci sono 6 gruppi composti da una sola persona con gli altri che ne contano 2 o 3), 63 dirigenti per le 21 aree tematiche, centinaia di dipendenti regionali diretti e indiretti spesso in cerca di una attività proficua, la sede di Bruxelles, un sistema di appalti ben rodato. Conseguentemente verrebbero liberati almeno 200 milioni di euro per attività produttive. Purtroppo, i progetti  Molisannio o Moldaunia sembrano rispondere più all’esigenza di consolidare la Crosta che a creare condizioni positive per la popolazione.

Enzo Carmine Delli Quadri

Crosta: strato superficiale indurito per effetto di familismo politico, corruzione partitica, disonestà intellettuale, sfruttamento della popolazione.