È con profonda inquietudine che ho letto un editoriale di Barbara Spinelli sul Fatto Quotidiano

In esso, Barbara Spinelli sostiene che in Italia si starebbe affermando un “partito unico articolato” (il termine, riferito al fascismo, è di Gramsci) che regna senza contrappesi e senza neppure il popolo”.
In tutto questo, Giuseppe Conte starebbe esprimendo un “profondo disagio politico” per le disfunzioni acute della democrazia: “il Parlamento è “impoverito era mortificato” da decisioni che regolarmente lo scavalcano e la partecipazione al governo è un atto di responsabilità che rischia di coincidere con un atteggiamento remissivo e ciecamente confidente”. Insomma, Barbara Spinelli fa sua l’idea di Conte che detto partito unico articolato sia di natura oligarchica da combattere per tornare a un sistema democratico aperto.
Tutto questo per giungere alla conclusione: “il governo Draghi è nato per uccidere il lascito di Conte rappresentato da reddito di cittadinanza, salario minimo, decreto dignità, giustizia.

Sembrerebbe, stando alle considerazioni della Spinelli, che in Italia stia nascendo un novello fascismo e che l’unico baluardo a questo evento sia costituito dal M5S con a capo Giuseppe Conte.
Si resta sbalorditi se non preoccupati osservando questa nomenclatura intellettuale (La Spinelli richiama anche Canfora).
Non riescono a ragionare se non in termini di fascismo ed antifascismo ragionando ancora con le categorie culturali del novecento. Non si rendono minimamente conto che comunismo e fascismo fanno parte della preistoria. Non vogliono arrendersi, (come gli ultimi giapponesi nella giungla, ignari che la seconda guerra mondiale fosse finita), ignari, questi, che l’Occidente vive e pulsa di libertà individuali e colletive oramai ben radicate negli animi del popolo, che il popolo stesso ha a disposizione i parametri per capire le questioni sociali meglio che nel Novecento quando le popolazioni erano in gran parte analfabete, che l’Italia vive in un contesto europeo e di alleanza atlantica con le migliori democrazie del mondo e, infine, che il lascito di Conte non è per nulla questo ben di Dio come parrebbe dalle parole della Spinelli, visto che 1. il reddito ha aiutato la gente povera né più né meno come già faceva il reddito di inclusione di renziana e gentiloniana memoria, ma crea dissonanze, disserzio e ingiustizie se applicato al mondo attivo del lavoro; 2. la giustizia, secondo Conte, è una giustizia forcaiola non degna di uno stato moderno; 3. il salario minimo non è un lascito di Conte tant’è che se ne discute ancora con sindacati e imprese che lo osteggiano con motivazioni valide; 4. del decreto dignità, nessuno ne parla.

Che dire? Travaglio arruola tutto il vecchio possibile per una sua biliosa battaglia personale.

Nella foto: Barbaro Spinelli e Luciano Canfora