Letta non fa propaganda, no, lui procede per scherzetti da prete. In proposito ho già avuto modo di ricordare che lo scherzo da prete è uno scherzo di cattivo gusto, fastidioso e inaspettato. La sua locuzione nasce dalla tradizione anticlericale nelle regioni appartenenti agli Stati pontifici durante il Risorgimento. A quei tempi la Chiesa fece un clamoroso voltafaccia, ad opera di Pio IX, presentandosi dapprima come sostenitrice dell’unità d’Italia, poi, con sorpresa del popolo, si dimostrò ostile al Risorgimento. Ma il Risorgimento vinse. La Chiesa perse il suo potere temporale.

Tornando a Letta, ecco uno scherzetto dei suoi, in cui molti, purtroppo saranno caduti. Spero di recuperare qualcosa, ma non sarà facile.

L’altra sera “A porta a porta” , ha insistito sulla storiella del voto utile, e per dimostrarlo, ha fatto un’esempio che, al netto della verità elettorale, sicuramente colpisce. Ha detto: “Ad esempio nel collegio di Roma centro sono candidati Calenda per il terzo polo, Bonino per noi, ed esponenti di FdI e M5s. Chi vota Calenda,che non ha alcuna possibilità di essere eletto lì, impedisce a Bonino di essere eletta e favorisce la destra. E’ oggettivo”.

Vero, è oggettivo, dimentica, però Letta di dire, e qui sta lo scherzetto, che la legge elettorale non prevede il voto disgiunto. Quindi, che siano plurinominali o uninominali, maggioritari o proporzionali, non cambia nulla. Il voto alla Bonino va anche a Fratoianni e viceversa. Il voto a Letta va anche a Di Maio e viceversa. Il voto a Cottarelli va anche a Provenzano.  Punto. C’è solo un voto e una sola destinazione.

Messa così, volendo seguire il consiglio del voto utile di Letta di dare, nel maggioritario, il voto agli uomini della coalizione del PD, il Terzo Polo non avrebbe neanche un voto, neanche uno, né nel maggioritario, né nel proporzionale e, di conseguenza, nessuna rappresentanza parlamentare. Bel giochetto, vero?

La realtà, caro Enrico Letta, che, senza una rappresentanza forte del terzo polo in parlamento, comunque la destra andrebbe al governo, ma ci scorderemmo definitivamente di aver una personalità come quella di Draghi nelle istituzioni italiane. Berlusconi e Salvini ringraziano.