Succede che in Russia si viene multati se si indossano scarpe blu e gialle (colore della bandiera ucraina) o se di posta un’emoticon triste su una notizia della guerra in corso.  Lo si legge su  un  reportage molto ben fatto, firmato da Yana Fortuna, e  publicato oggi su Il Fatto Quotidiano (anche l’orologio rotto segna almeno una volta l’ora esatta).

Sono solo due esempi della tragicomica giurisdizione messa in scena dal Governo di Putin con l’emanazione di ben 650 leggi amministrative e penali emanate  contro il discredito dell’esercito e per alto tradimento, i reati oramai tra i più contestati da quando è stata invasa l’Ucraina. 

Così i cittadini russi finiscono multati o perseguiti per le più sorprendenti motivazioni tanto da determinare in totale, dal 24 febbraio 2022, più di 5mila procedimenti amministrativi e 378 procedimenti penali contro  persone accusate di avere compiuto atti contro la guerra intrapresa da Putin in Ucraina.

Ecco un florilegio di esempi ripresi dal suddetto reportage:

  1.  È finita nel mirino una mappa di Leroy Merlin che non includeva la Crimea in Russia. La Duma ha ritenuto che questa mappa fosse un esempio di come la Nato utilizzi “ogni opportunità per portare avanti la sua agenda sul territorio della Russia” e ha chiesto che fosse effettuata un’indagine nel negozio.
  2.  Molti russi sono stati puniti per aver scritto il cognome di Putin con una p minuscola,
  3.  Altri russi sono stati altresì puniti  per aver ascoltato la musica sbagliata: un visitatore di un bar karaoke in Crimea che ha chiesto al dj di mettere una canzone ucraina, ha ricevuto una multa di 50mila rubli mentre il dj è stato arrestato per dieci giorni. 
  4.  Sono stati puniti per l’antipatia per il pesce secco: una residente di Tyumen scrisse con il gesso sul marciapiede «net v***e» (sottintendendo sempre net voine, “no alla guerra”) e, come altri, fu accusata di “screditare” l’esercito. Tuttavia, al processo, la ragazza dichiarò inutilmente che in realtà intendeva «net voble» (no al pesce essiccato), perché prova una forte antipatia personale per la specie di pesce Rutilus caspicus.
  5.  Un deputato locale è stato multato di 30mila rubli per dichiarazioni contro la guerra.
  6.  Un imprenditore di Ivanovo è stato multato per aver distribuito gratuitamente per strada il libro  “1984” di George Orwell con la motivazione “discredito dell’esercito”
  7.  Una coppia sposata è stata multata perché discuteva di guerra nella mensa del sanatorio a Kabardino-Balkaria. 
  8.  E così un uomo di Transbajkalia che ha descritto il suo sogno su Vladimir Zelensky in un post su Instagram.
  9. Un residente di Primorye, che ha inviato un video sulle distruzioni nel Donbass e sulle perdite delle truppe russe nella chat di Whatsapp con 230 persone, è stato condannato ai lavori socialmente utili. 
  10. A Lipetsk, un costruttore di 60 anni ha affrontato delle accuse penali per un post contro la guerra sul suo blog personale (39 iscritti), dove scrive il nome di Putin con una minuscola. 

Questo è nell’ordine degli interventi cosiddetti leggeri. Poi vengono quelli pesanti:

  1. Uno ieromonaco, che sul suo canale YouTube ha dichiarato che “chi ha scatenato l’aggressione non andrà in paradiso”, è stato arrestato per diffondere fake news e ora rischia fino a dieci anni di carcere.
  2.  È già stato condannato a 7 anni il deputato Alexei Gorinov, che si è espresso contro la guerra, 
  3.  A 8,5 anni è stato ci Das nato il politico Ilya Yashin, che aveva diffuso informazioni sui massacri di civili a Bucha.
  4.  un archeologo da Omsk (che aveva condiviso un post sui crimini dei russi a Bucha e Mariupol) è stato arrestato nelle fitte foreste siberiane, e, per decisione del tribunale, ricoverato in un ospedale psichiatrico.

Sotto tiro sono ovviamente i manifesti e i post sui vari social network (Facebook e Instagram hanno cominciato a essere considerate in Russia social network vietati. Ciò ha creato una serie di problemi: centinaia di migliaia di piccoli imprenditori individuali hanno perso l’opportunità di guadagnare denaro sui social mentre i grandi produttori hanno dovuto ritirare interi lotti dei loro prodotti se sulle etichette erano presenti i simboli delle piattaforme ormai “estremiste”. A settembre, poi, per la prima volta un utente, una fashion blogger di 18 anni, ha rischiato sei anni di carcere per aver chiesto di iscriversi alla sua pagina Instagram).

Tana Fortuna ha concluso il suo reportage, sconsolata: Ora in Russia sarà possibile prendere multe milionarie e fino a 20 anni di carcere per tradimento, al quale potranno essere equiparate la raccolta e il trasferimento di quasi tutte le informazioni a quasi tutte le organizzazioni straniere, così come qualsiasi critica pubblica alle forze di sicurezza. Proprio di recente, uno studente di San Pietroburgo ha ricevuto un “avvertimento di alto tradimento” per aver tentato di chiamare un numero ucraino per una colletta di assistenza alle vittime.

Una risata seppellirà Putin e tutti coloro che antepongono interessi da Grande Madre Patria a quelli degli Esseri Umani e concetti di Dignità e Supremazia militare o religiosa a quelli di Partecipazione e Condivisione.