Non lasciatevi ingannare: nell’attuale dibattito politico sulle intercettazioni  c’è chi vuole mettere fine alle gogne mediatiche ad uso e consumo di lettori in cerca di sangue da consumare e chi invece vuole che questo schifo continui così com’è.

Il vecchio cronista giudiziario del Corriere della Sera di nome Michele Brambilla lo scrive chiaramente in un articolo apparso oggi sull’Huffington Post: “Non credete ai miei colleghi “investigativi” che infarciscono i loro racconti alla Dan Brown con quei ripetuti riferimenti a “la mia fonte”: sono degli imbroglioni. Non c’è notizia o carta riservata che non esca dai palazzi di giustizia. La fonte, se non la si cita, non garantisce nulla: è fuffa, è fango, è cultura del sospetto, può essere depistaggio, può essere calunnia. E in ogni caso, continua Brambilla, anche se si tratta di notizie vere, se non si cita la fonte è perché la fonte non vuole apparire (scaricando così tutta la responsabilità solo sul giornalista) o perché è inconfessabile.

Non credete, rivela Brambilla, ai giornalisti che si spacciano per geniali e intrepidi segugi. Di Bob Woodward e Carl Bernstein che fanno cadere un presidente degli Stati Uniti ce ne sono pochissimi, La cronaca giudiziaria, ci spiega questo vecchio cronista giudiziario, è una cosa semplice. Ci sono alcuni giornalisti, quasi sempre gli stessi per anni e anni se non per decenni, che ogni giorno frequentano i palazzi di giustizia. Stringono rapporti, a volte amicizie, con pubblici ministeri, giudici, avvocati, cancellieri, agenti di polizia giudiziaria, addetti alle fotocopie, uscieri e varia umanità di uffici, aule e corridoi. È da quel mondo che escono tutte le notizie e anche tutte le intercettazioni, comprese quelle penalmente irrilevanti ma personalmente sputtananti. E se i giornalisti le hanno in mano, è perché qualcuno in mano gliele ha messe. Se vengono pubblicate, è perché qualcuno ha interesse che vengano pubblicate.

Sono notizie quasi sempre relative a indagini in corso, e quindi coperte dal segreto istruttorio. Sarebbe un reato, pubblicarle. Anzi “è” un reato: ma non viene mai perseguito. Quando scoppia un caso particolarmente clamoroso, si apre un’indagine per scoprire come quella tal notizia o quella carta sia uscita, e si ordina una perquisizione nell’ufficio o perfino nell’abitazione del giornalista che l’ha pubblicata, e allora il sindacato dei giornalisti grida all’attentato alla libertà di informazione, e anche l’Ordine dei giornalisti grida che così non si fa perché la libertà di stampa è sacra, ma l’unica libertà cui non frega niente a nessuno è quella del malcapitato che si vede (in modo illegale) sbattuto in prima pagina, violato, anche violentato, e magari poi sarà assolto, e magari non è neppure indagato e ha solo avuto la sventura di essere dall’altra parte di un telefono.

E così è tutta una farsa, le vesti stracciate di sindacato e Ordine sono una farsa, e pure le perquisizioni e le indagini per violazione del segreto istruttorio sono una farsa, non s’è mai visto nessuno punito davvero per questo. 

Malinconicamente, Michele Brambilla svela l’arcano di tutta questa messa in scena mediatica di cui Travaglio in primis si avvantaggia incurante del gran danno provocato al senso civico della nazione: Ci sono fondati motivi per cui le cronache giudiziarie sono così tanto sbilanciate. È che tutti coloro che lavorano nei palazzi di giustizia rappresentano, per il cronista giudiziario, i fornitori di notizie, cioè di materia prima, cioè il pane. Se ce li mettiamo contro, basta notizie, non c’è più trippa per i gatti. 

Infine, Michele Brambilla vecchio cronista giudiziario che ha il coraggio di mettere per iscritto quello che molti denunciavano senza avere mai un minimo di riscontro e soddisfazione, mette in evidenza e prospetta a tutto il mondo politico e mediatico la vera questione dibattuta in questi giorni:  il vero punto che divide non è su chi vuole continuare a indagare per sconfiggere la mafia e chi invece vorrebbe limitare i pm. Il vero punto che divide è fra chi vuole mettere fine alla gogna mediatica e chi invece vuole che questo schifo continui così com’è.