Tutti pensavano che avrebbe dovuto difendersi dall’accusa di fascismo, invece eccola che, con la tipica mossa del cavallo, fa intendere, con le sue azioni, che lei non ha alcuna voglia di essere e tanto meno apparire “decisoria”, alla fascista per intendersi. Anzi, tutto il contrario; e sono tanti gli indizi che fanno la prova di questa asserzione e non solo tre come da teorema di Agatha Christie, “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. Non c’è dubbio alcuno però che, Giorgia Meloni è molto abile a nasconderlo, e semmai attribuirlo ad altri o ad esigenze esterne di cui lei non porterebbe alcuna responsabilità.

È successo con il DECRETO “RAVE” che pareva una bomba nucleare contro gli sfascisti della metal music; è finita con ripensamento e un aggiustamento. È successo con L’IMMIGRAZIONE: è sparito dai radar il “blocco navale”, è stata verificata l’impossibilità di chiudere i porti, alla fine è stato varato un decreto per regolamentare, senza vietare, le attività delle Ong, peraltro pressoché inutile, considerato che l’immigrazione gestita dalle ONG  riguarda solo il dieci per cento degli arrivi. IL CASO DEL POS, poi, è emblematico al massimo: tetto, prima proposto a 30 euro, poi annunciato a 60, è infine sparito dopo il confronto con Bruxelles. Si è proseguito con LE ACCISE. Era un cavallo di battaglia della campagna elettorale ed è finito nelle scuderie di un probabile, forse plausibile, verosimile, prevedibile, presumibile prossimo contenitore legislativo. I benzinai colpiti da accuse di azioni truffaldine scioperano. Noto, poi, è il caso dello SPOIL SYSTEM (nuovo governo nuovi dirigenti apicali nell’amministrazione pubblica). Anche qui, il machete che si voleva utilizzare sulle nomine è finito nel nulla. Ed ecco, poi, I DECRETI LEGGE, ben 15 in tre mesi (sono di iniziativa governativa con il Parlamento costretto praticamente a dare il consenso senza molto fiatare). Eppure tutti ricorderanno la Meloni che urlava di continuo al golpe e all’umiliazione del Parlamento con Mario Draghi. Un record rispetto ai predecessori per un’urgenza peraltro fittizia: non c’era. E si arriva, almeno per gli indizi più importanti, alle INTERCETTAZIONI. Qui il quadro di insieme è chiarissimo: Nordio avrebbe tutte le ragioni per proseguire secondo i suoi intendimenti, vale a dire che le intercettazioni vanno limitate all’essenziale. Lo ha detto chiaramente. È insorta la stampa alla travaglio, sono insorti i magistrati. La Meloni si è affrettata a far decantare la situazione.

Non c’è che dire. O meglio, c‘è da dire che l’indecisionismo è la cifra del governo Meloni. Ricorda molto la dorotea democrazia cristiana o Fabio Massimo il Temporeggiatore. E il Paese Italia? Procede, fortunatamente sulla strada tracciata da Draghi (resta un mistero di Fatima averlo voluto fuori dalle scatole): lo spread sotto controllo, i governi europei sereni, Gli USA tranquillizzati, l’Ucraina amica, la Russia da respingere e L’Europa? L’Europa è la grande madre le cui tette possono alleviare i sacrifici, alla faccia di Matteo Salvini, Marine Le Pen e Viktor Orban.